Valori esposizione ELF (vari dati)

ESPOSIZIONE WIFI: 2,4 GHz

 

 

Electromagnetic therapy background

Electromagnetic therapy includes the use of six groups of electromagnetic fields as previously described [42, 43] and summarized below:

Static/permanent magnetic fields can be created by various permanent magnets as well as by passing direct current through a coil.

Transcranial magnetic stimulation (TMS) utilizes frequencies in the range 1–200 Hz.

Lowfrequency electromagnetic fields mostly utilize 60 Hz (in the US and Canada) and 50 Hz (in Europe and Asia) frequencies in distribution lines.

Pulsed radiofrequency fields utilize frequencies in the range 12–42 MHz.

Millimeter waves refer to very high-frequency in the range 30–100 GHz.

Pulsed electromagnetic fields (PEMFs) utilize fre- quencies in the range 5–300 Hz with very specific shapes and amplitudes.

Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica EPICENTRO

campi elettromagnetici

Informazioni generali

Gli strumenti elettrici, industriali e domestici producono sia campi elettrici che campi magnetici. I primi aumentano di intensità con l’aumentare del voltaggio stesso e vengono misurati in volt per metro (V/m). I campi magnetici dipendono invece dal flusso di corrente e sono misurati in unità di Gauss o di Tesla (T). Gli strumenti elettrici, quando sono in funzione, producono campi elettromagnetici determinati dal flusso e dall’intensità della corrente utilizzata. Mentre i campi elettrici sono spesso presenti anche quando gli strumenti sono spenti se rimangono comunque connessi alla rete elettrica, perché si verifichi un campo magnetico è necessario che lo strumento venga acceso, e cioè che ci sia un vero e proprio passaggio di corrente.

Negli ultimi trent’anni, una serie di studi sono stati fatti sulla possibilità che l’esposizione ai campi magnetici, che hanno una capacità di penetrazione nei tessuti biologici, risulti in danni alla salute.

Tutti i corpi, terra compresa, emettono onde elettromagnetiche e quindi esiste nell’ambiente una radiazione elettromagnetica di fondo. L’evoluzione tecnologica ha però portato alla produzione di campi elettromagnetici da sorgenti artificiali.

Le onde elettromagnetiche consistono di piccolissimi pacchetti di energia chiamati fotoni,

caratterizzate da una lunghezza d’onda, dalla frequenza e dall’energia. L’energia è direttamente proporzionale alla frequenza: più alta è la frequenza, maggiore è la quantità di energia di ogni fotone. La frequenza di un’onda elettromagnetica è il numero di oscillazioni che passano per un determinato punto nell’unità di tempo, misurata in cicli al secondo o hertz. I multipli comunemente usati per descrivere i campi a radiofrequenza (RF) comprendono il chilohertz (kHz – mille cicli al secondo), il megahertz (MHz – un milione di cicli al secondo) e il gigahertz (GHz – un miliardo di cicli al secondo.) Più alta la frequenza, più corta è la lunghezza d’onda.

Le radiazioni non ionizzanti (NIR) appartengono a quella parte dello spettro elettromagnetico in cui l’energia fotonica è troppo bassa per rompere i legami atomici e comprendono la radiazione ultravioletta (UV), la luce visibile, la radiazione infrarossa, i campi a radiofrequenze e microonde, i campi a frequenza estremamente bassa (ELF) ed i campi elettrici e magnetici statici.

In particolare, soprattutto con riferimento ai possibili effetti biologici e quindi agli studi effettuati, si distinguono i campi a radiofrequenza vengono distinti in tre categorie:

a frequenza estremamente bassa (50-60 Hz, quelli associati agli elettrodotti), ad alta frequenza (generalmente sui 300 MHz) e campi a radiofrequenza emessi dai sistemi di telefonia mobile (da poco meno di 1 GHz e oltre).

Strumenti che li generano

Nell’ambiente, le principali emissioni artificiali sono dovuti all’emittenza radiotelevisiva e, in misura minore, agli impianti di telecomunicazione. Campi RF più elevati possono presentarsi in aree situate vicino a trasmettitori o a sistemi radar. Le comuni sorgenti di campi RF sono:

monitor e apparecchi con schermo video (3 – 30 kHz),

radio AM (30 kHz – 3 MHz),

riscaldatori industriali ad induzione (0,3 – 3 MHz),

termoincollatrici a radiofrequenza, marconiterapia (3-30 MHz),

radio FM (30 – 300 MHz),

telefonia mobile, emittenza televisiva, forni a microonde, radarterapia (0,3 – 3 GHz),

radar, collegamenti satellitari (3 – 30 GHz)

I telefoni cellulari e le stazioni radio base presentano situazioni di esposizione molto diverse: l’esposizione di chi utilizza un telefonino è molto superiore a quella di chi vive vicino a una stazione radio base, anche se, a parte gli sporadici segnali emessi per mantenere il contatto con le stazioni radiobase vicine, i telefoni cellulari trasmettono energia a radiofrequenza solo durante le chiamate.

I telefonini sono trasmettitori a radiofrequenza di bassa potenza, che emettono potenze massime contenute tra 0,2 e 0,6 watt. L’intensità del campo e quindi l’esposizione decresce rapidamente con l’aumentare della distanza dal telefonino. Un cellulare posto ad alcune decine di centimetri dalla testa (con un auricolare) riduce notevolmente l’esposizione rispetto all’uso del telefonino sull’orecchio.

l’effettiva entità del rischio sanitario non è nota

L’esposizione a campi RF può causare riscaldamento o indurre correnti elettriche nei tessuti corporei. Il riscaldamento costituisce la principale interazione dei campi RF ad alta frequenza al di sopra di circa 1 MHz. Al di sotto di questa soglia, l’azione dominante dell’esposizione a RF è l’induzione di correnti elettriche nel corpo. Data la correlazione tra effetto biologico e frequenza dell’emissione, è opportuno distinguere i seguenti casi:

Campi elettrici e magnetici a frequenze estremamente basse (ELF – emissioni sui 50-60 Hz fino ai 300 Hz)

L’esposizione di esseri umani a campi ELF è soprattutto associata alla produzione, alla trasmissione e all’uso dell’energia elettrica (linee di alta tensione, ma anche apparecchi domestici e qualche apparato industriale). L’azione fondamentale di questi campi sui sistemi biologici è l’induzione di cariche e correnti elettriche. Quasi nulla del campo elettrico penetra all’interno del corpo umano. A intensità molto elevate, i campi elettrici possono essere percepiti attraverso la vibrazione dei peli cutanei.

l’interazione con i tessuti biologici avviene soprattutto per mezzo di un riscaldamento generale o localizzato del corpo e/o dei suoi organi. Gli effetti sanitari conseguenti si possono quindi definire “effetti termici”. Sono oggi disponibili numerosi studi sugli effetti termici, che evidenziano la correlazione tra la frequenza del campo elettromagnetico e l’entità dell’effetto subito, che si manifesta solo al di sopra di una certa frequenza. E’ stato quindi possibile definire limiti di esposizione anche molto cautelativi per la garanzia della salute della popolazione e dei lavoratori. Anche in questo caso, è disponibile un fact sheet dell’Oms in italiano.

Si possono distinguere tre situazioni determinate da una diversa frequenza:

    Campi al di sotto di 1 MHz: non producono un riscaldamento significativo ma  inducono piuttosto correnti e campi elettrici nei tessuti. Le numerose reazioni chimiche dei processi vitali sono associate a normali correnti “di fondo” di circa 10 mA/m2. E’ necessario arrivare a densità di corrente indotta maggiore di 100 mA/m2 per interferire con il normale funzionamento del corpo e provocare contrazioni muscolari involontarie.

2.     Campi tra 1 MHz e 10 GHz: penetrano nei tessuti esposti e producono calore a seguito dell’assorbimento di energia in questi tessuti. La profondità di penetrazione dipende dalla frequenza del campo ed è maggiore alle frequenze più basse. L’assorbimento di energia è misurato come tasso di assorbimento specifico (SAR, espresso in watt al chilogrammo) entro una data massa di tessuto. Per provocare danni come cataratte oculari e ustioni della pelle, ci vuole un SAR di almeno 4 W/kg che si riscontra solo a decine di metri di distanza da potenti antenne FM, normalmente isolate e inaccessibili. Eventuali danni da riscaldamento indotto provocano risposte fisiologiche e risposte legate alla termoregolazione, compresa una ridotta capacità di svolgere attività mentali o fisiche quando la temperatura del corpo aumenta.

3.     Campi superiori a 10 GHz: sono assorbiti dalla superficie della pelle, e pochissima energia penetra nei tessuti sottostanti. Perché ci siano danni come ustioni o cataratte oculari, ci vuole un’esposizione a livelli simili a quelli che si hanno nelle immediate vicinanze di un radar di potenza (la normativa impedisce la presenza dell’uomo in queste aree) ma che non si riscontrano nella vita quotidiana.

Secondo l’OMS, la maggior parte degli studi condotti a frequenze superiore a 1 MHz hanno analizzato i risultati di esposizioni acute ad alti livelli di campi RF, cioè ad esposizioni che non si riscontrano nella vita quotidiana.

I dati della maggioranza delle ricerche promosse dalle organizzazioni internazionali indicano, secondo il documento di Paolo Vecchia, che non ci sono evidenze per definire i campi ad alta frequenza mutageni o teratogeni. Rimangono però ancora alcuni problemi da risolvere:

Le indagini epidemiologiche disponibili sono meno numerose rispetto a quelle sui campi ELF, ma soprattutto si riferiscono a sorgenti che differiscono notevolmente e quindi non sono confrontabili.

Un altro problema è quello dello studio degli effetti di una esposizione cronica a basso livello di radiazione. Data la dipendenza degli effetti dalla frequenza della radiazione, non è possibile infatti estrapolare a questo caso i risultati degli studi effettuati con le basse radiazioni.

I rischi da campi elettromagnetici: valutazione, percezione, protezione. Un documento preparato da Paolo Vecchia, nuovo presidente dell’ICNIRP, con una rassegna dei principali studi disponibili sugli effetti sanitari da CEM, sulla percezione del rischio, sulle norme protezionistiche e le politiche cautelative.

Sui telefoni cellulari

Tumori e uso del telefonino: i risultati dello studio Interphone (2010). L’uso del telefono cellulare non risulta legato allo sviluppo di tumori cerebrali. È quanto emerge dall’articolo pubblicato sull’International Journal of Epidemiology dal gruppo di studio Interphone. Lo studio caso-controllo basato su interviste, promosso e coordinato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), è stato realizzato in 13 Paesi compresa l’Italia. Interphone ha avuto l’obiettivo di valutare la relazione tra uso del telefono cellulare e rischio di tumori cerebrali (gliomi e meningiomi) e di alcune altre neoplasie (neurinomi del nervo acustico e tumori delle ghiandole salivari). Leggi il commento di Susanna Lagorio, del reparto di epidemiologia dei tumori dell’Iss e responsabile scientifico per l’Italia dello studio Interphone.

Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non Ionizzanti (ICNIRP). E’ una commissione composta da quattordici scienziati indipendenti, con quattro comitati scientifici di esperti nei settori dell’epidemiologia, biologia, dosimetria e radiazione ottica. L’obiettivo della commissione è studiare e esprimersi sui possibili effetti avversi dell’esposizione alla radiazione non ionizzante per la salute umana. L’ICNIRP produce informazione e raccomandazioni che vengono diffuse attraverso il sito web, le pubblicazioni sotto forma di review scientifiche e rapporti, libri.

Questo lavoro, combinato con quello della Oms, è confluito nella pubblicazione delle Linee guida per sui limiti di esposizione ai CEM. Le linee guida si basano su un’accurata analisi di tutta la letteratura scientifica pertinente (effetti termici e non termici) e offrono, con ampi margini di sicurezza, protezione contro tutti i rischi accertati dell’energia a radiofrequenza.

Nell’autunno 2003, è stato eletto presidente di ICNIRP Paolo Vecchia, dell’Istituto Superiore di Sanità, che in questa occasione ha preparato una nota sui compiti e gli obiettivi del lavoro della commissione.

Progetto CEM (Campi elettromagnetici) – OMS. Il Progetto Internazionale CEM dell’Organizzazione Mondiale della Sanità vuole dare risposte alle preoccupazioni che sono sorte per l’esposizione a campi a radiofrequenza (RF) e a microonde, a campi a frequenza estremamente bassa (ELF) e a campi elettrici e magnetici statici. Obiettivo del progetto CEM è quello di arrivare a raccomandazioni scientificamente fondate per la definizione dei rischi sanitari dell’esposizione ai campi elettrici e magnetici statici e variabili nell’intervallo di frequenze 0-300 GHz. Questo intervallo comprende i campi statici (0 Hz), i campi a frequenza estremamente bassa (ELF >0 – 300 Hz) ed i campi a radiofrequenze (RF, 300 Hz – 300 GHz). L’attività scientifica è condotta dall’ICNIRP e da altre istituzioni indipendenti collaboratrici dell’OMS.

2003 WHO Research Agenda for Radio Frequency Fields. L’agenda della ricerca dell’Oms per coordinare la ricerca internazionale sui possibili effetti avversi dei CEM. L’agenda definisce le priorità della ricerca nel processo di valutazione del rischio, dando indicazioni pratiche sulle modalità di design, avvio e conduzione degli studi per evitare duplicazione degli sforzi e cercare di rispondere in modo efficace alle questioni aperte in questo campo. L’agenda è suddivisa in sottosezioni che distinguono le diverse attività di ricerca: epidemiologia, studi di laboratorio su umani, studi su animali, su tessuti e cellule, dosimetria.

INTERPHONE study: Multicentric study of tumours of the brain, acoustic nerve and parotid gland in relation with radio frequency radiation emitted by mobile telephones. Un ampio studio epidemiologico avviato nel 1998 in quattordici paesi e coordinato dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Utilizzando criteri unificati, lo studio mira a identificare eventuali connessioni tra l’utilizzo di telefoni cellulari e tumori della testa e del collo. I paesi partecipanti sono Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Italia, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna, con focus sulle persone relativamente giovani (30-59 anni di età, quelle che hanno utilizzato di più il telefonino negli ultimi 5-10 anni). Le conclusioni sono previste per il 2003. Lo studio dovrebbe includere quasi 8mila casi di malati di tumore e 10mila controlli. I dati dei paesi scandinavi sono già pronti, gli altri dovrebbero essere completati entro la fine del 2003. La pubblicazione dello studio è prevista per la fine del 2004.

http://www.arcetri.astro.it/~comore/campiem/radiofaq/faq1.html

Gianni Comoretto

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Osservatorio Astrofisico di Arcetri

Largo Fermi 5

I-50125 Firenze ITALY

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gcomoretto tiscali.it

Campi a radiofrequenza e salute

1: Il campo elettromagnetico

1.1: Cos’e’ un campo elettromagnetico?

Spiegare in due righe cosa sia un campo elettromagnetico e’ praticamente impossibile. Spero di riuscire al meno a dare una vaga idea, e mi scuso con i fisici per l’imprecisione del linguaggio e la semplificazione estrema.

Un corpo carico elettricamente, come puo’ essere un cavo sotto tensione, una parte di una molecola o un elettrone, e’ in grado di influenzare a distanza altri corpi simili. Quest’influenza si chiama “campo elettromagnetico”.  Se la carica elettrica e’ ferma, si parla di campo elettrico, se si muove, come in un filo percorso da corrente, si ha anche un campo magnetico. Se la carica, o la corrente, oscilla, il campo elettrico e magnetico si possono sostenere a vicenda, e propagarsi a distanze considerevoli. La luce e’ un campo elettromagnetico prodotto in genere  dal moto degli elettroni negli atomi, e i nostri occhi possono essere influenzati (vedere) oggetti distanti migliaia di anni luce.

Il campo elettrico e magnetico possono influenzare il nostro corpo causando correnti elettriche nei tessuti, correnti che possono interferire con l’attivita’ elettrica naturale. I campi possono cedere energia ai tessuti con vari meccanismo, scaldandoli. Possono inoltre influenzare, con meccanismo ancora poco compresi, l’attivita’ elettrica delle membrane cellulari, in particolare per quel che riguarda il trasporto di atomi carichi (ioni) tra l’interno e l’esterno della cellula. Campi magnetici  molto intensi possono modificare alcune reazioni chimiche. Radiazioni di frequenza molto elevata (oltre la luce visibile, vedi la domanda 1.5) possono causare reazioni chimiche o rompere legami molecolari anche a intensita’ basse, causando danni anche gravi, ad es. mutazioni.

1.2: Cosa distingue un campo elettromagnetico da un altro?

Le caratteristiche fondamentali di un campo elettromagnetico sono la sua intensita’ (quanto e’ forte), e la sua frequenza  (quante volte oscilla in un secondo). Inoltre, se il campo e’ lento (oscilla meno di 10.000-100.000 volte al secondo), il campo elettrico e quello magnetico si comportano come entita’ separate, e occorre stabilire l’intensita’ di ciascuno dei due separatamente.

La frequenza di un campo ne determina la natura. Campi di frequenza diversa hanno effetti completamente diversi. La frequenza si misura in oscillazioni al secondo, o Hertz (abbreviato Hz). Si usano spesso i multipli dell’hertz: un milione di Hertz e’ un megahertz (MHz), un miliardo di Hertz e’ un gigahertz (GHz), un milione di milioni di Hertz e’ un Terahertz (THz). Nella tabella seguente sono indicate le caratteristiche dei vari tipi di campi elettromagnetici.

Campi statici meno di 1 Hz Risonanza magnetica, elettrolisi industriale

Campi a bassa frequenza 50-50.000Hz elettrodotti, elettrodomestici

Onde radio 0.2-1000MHz 10Km – 30 cm Trasmettitori radio-TV-telefoini

Microonde 1000-1.000.000MHz 30 cm – 0.3mm Comunicazioni – forni a microonde

Infrarossi 1-350 THz 0.3mm-0.8um Corpi caldi

Luce visibile 350-700 THz 0.8um-0.4um Corpi molto caldi – reazioni chimiche

Ultravioletti 10^15 – 10^17 Hz 400-20 nm Arco voltaico – raggi solari

Raggi X 10^17 – 10^21 Hz Radiografie, schermo televisori

Raggi gamma oltre 10^21 Hz Reazioni nucleari, radioattivita’

Nota: Per numeri molto alti si e’ adottata una notazione esponenziale: ad es. 10^15 significa 10 elevato alla 15^ potenza, cioe’ un 1 seguito da 15 zeri. Nel sistema metrico inoltre, si adottano i prefissi Kilo (K) per 1000, Mega (M) per 1 milione, Giga (G) per 1 miliardo, micro (u) per 1 milionesimo, nano (n) per 1 miliardesimo, e pico (p) per 1 milionesimo di milionesimo.

Da questa tabella si puo’ vedere che i campi generati dai telefonini (circa 1000 MHz) stanno quasi esattamente a meta’ strada tra quelli generati dagli elettrodomestici (50 Hz) e la luce visibile (circa 1 miliardo di MHz).

Per misurare l’ampiezza dei campi, si usano molti sistemi diversi, a seconda che si misuri la potenza totale emessa in tutte le direzioni da un trasmettitore (Watt), la potenza che investe una superficie (Watt/metro quadro), il campo elettrico (Volt/metro), o quello magnetico (Ampere/metro, Gauss, Tesla). A complicare le cose ci sono tutti i multipli e sottomultipli di queste unita’ di misura (millitesla, microtesla,

milliwatt per centimetro quadro, ecc.). Nel caso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, di solito il campo elettrico, magnetico e la potenza per unita’ di superficie sono legate tra di loro, per cui si puo’ convertire da una unita’ di misura all’altra, secondo la tabella (approssimata) sottostante:

Densita’ di potenza W/mq mW/cmq Campo elettrico V/m Campo magnetico A/m campo magnetico  uT

10000                         1000     2000       5                           6

1000 100 600 1,6 2

100 10 200 0,5 0,6

10 1 60 0,16 0,2

1 0,1 20 0,05 0,06

0.1 0,01 6 0,016 0,02

0.01 0,001 2 0,005 0,006

0.001 0,0001 0,6 0,0016 0,002

Si noti come la densita’ di potenza dipenda dal quadrato del campo elettrico o magnetico. In pratica, questo significa che un campo ad es. di 2 V/m e’ cento volte meno intenso di uno di 20 V/m. Questo e’ importante quando si confrontino i campi con i limiti di sicurezza dettati da normative.

http://www.arcetri.astro.it/~comore/campiem/radiofaq/spettro.gif

1.3:  I campi dei telefonini assomigliano a quelli degli elettrodotti/elettrodomestici?

No. I campi a radiofrequenza dei telefonini sono differenti dai campi degli elettrodotti/elettrodomestici almeno tanto quanto sono differenti dalla radiazione (luce) visibile. I campi degli elettrodotti non trasportano praticamente energia, e si estinguono molto rapidamente con la distanza. Quelli a radiofrequenza trasportano energia, e si attenuano lentamente con la distanza (difatti sono usati per comunicare a distanza).

In particolare, gli studi relativi agli effetti sulla salute di un tipo di campi non servono assolutamente a capire gli effetti dell’altro. Uno studio su correlazioni tra leucemie ed elettrodotti non fornisce nessuna indicazione sulla eventuale correlazione tra campi a radiofrequenza e leucemie (e viceversa).

Purtroppo spessissimo vengono fatti ragionamenti di questo tipo nella stampa divulgativa, accomunando i due tipi di esposizione sotto il suggestivo nome di elettrosmog. In realta’ avrebbe lo stesso senso includere nell’elettrosmog la luce delle lampadine, o il calore di una stufa elettrica (in entrambi i casi radiazione elettromagnetica generata da apparecchi elettrici).

1.4: I campi dei telefonini assomigliano a quelli dei ripetitori radiotelevisivi / dei radar?

Abbastanza. Ci sono delle differenze dovute alle differenti frequenze usate. Le frequenze usate dai telefonini sono simili a quelle usate dalle trasmittenti TV, e un po’ diverse da quelle usate da radar e radio private. Frequenze diverse sono assorbite in modo diverso, ma una volta assorbite, gli effetti sono sostanzialmente gli stessi. Pertanto ha senso utilizzare studi di esposizione a ripetitori radiotelevisivi, o esposizioni professionali a radar, per capire gli effetti dell’esposizione ai campi dei telefonini.

Esistono comunque legge3re differenze. In particolare, le frequenze dei telefonini sono assorbite meno rispetto a quelle di radio e TV private, e piu’ rispetto a quelle dei radar.  Non e’ quindi vero che frequenze piu’ elevate siano piu’ pericolose, anzi, per frequenze vicino a quelle dei telefonini e’ vero il contrario.

Una importante differenza tra ripetitori televisivi e di telefonia e’ la potenza tipica. Un ripetitore televisivo puo’ avere potenze eqivalenti di molti milioni di Watt, mentre un ripetitore per telefonia puo’ avere potenze equivalenti da pochi Watt (nanocella) a diecimila Watt (macrocella). La differenza di potenza e’ sufficicente a far si’ che in situazioni tipiche siamo molto piu’ esposti ai ripetitori TV, anche se piu’ lontani, rispetto ai ripetitori per telefonia.

I telefonini emettono radiazione?

Dipende da cosa si intende. Con il termine radiazione si puo’ intendere molte cose. La radiazione elettromagnetica e’ un campo in grado di sostenersi e propagarsi a distanza. Tutti i campi elencati in tab. 1 con frequenza superiore a 100 KHz sono “radiazione”. Anche la luce e’ “radiazione”.

Nel linguaggio comune, di solito pero’ ci si riferisce con questo termine alle radiazioni ionizzanti, cioe’ a quelle radiazioni in cui un singolo quanto (la quantita’ piu’ piccola di campo assorbibile singolarmente) ha energia sufficiente a ionizzare un atomo, e quindi a spezzare legami tra gli atomi di una molecola. La radiazione ionizzante e’ particolarmente pericolosa perche’ e’ in grado di indurre mutazioni, e causare cancro, a qualsiasi dose (anche se con probabilita’ porporzionale alla dose). Esempi tipici di radiazioni ionizzanti sono i raggi X, i raggi ultravioletti “duri”  (UVC e in parte UVB). Si intende con questo termine anche la radiazione emessa da materiali radioattivi, che e’ solo in parte composta da onde elettromagnetiche (raggi gamma).

I fotoni delle onde radio hanno energie milioni di volte inferiore a quella che serve per rompere il piu’ debole legame molecolare. Pertanto, per avere un effetto, devono essere presenti nello stesso posto e contemporaneamente molti milioni di fotoni radio. In altre parole, ogni possibile effetto biologico delle onde radio richiede che queste superino una soglia minima.

1.6: Che campi elettromagnetici sono presenti in natura?

Ogni corpo emette radiazione elettromagnetica. A temperatura ambiente, la maggior parte della radiazione viene emessa nella regione degli infrarossi (vedi tab. 1). Tuttavia ogni corpo a temperatura superiore allo zero assoluto (273 gradi sotto zero) emette onde radio e microonde.

Alle frequenze dei telefoni cellulari, le intensita’ di onde radio naturali a cui siamo esposti e’ circa un miliardo di volte sotto i limiti di legge italiani.

Con il termine di campi elettromagnetici naturali si intende anche degli ipotetici (e mai rivelati) campi tellurici. A riguardo vedi la domanda 2.9.

I campi elettrici presenti all’interno del corpo umano sono molto piu’ intensi, ma hanno tipicamente frequenze molto piu’ basse (1-1000 Hz). Non esistono segnali biologici noti a radiofrequenza, e la capacita’ di sistemi biologici di rispondere in modo ordinato (cioe’ non semplicemente scaldandosi) a radiazione elettromagnetica cala rapidamente per frequenze al di sopra di 1 MHz circa. Alle frequenze dei telefonini, il rumore termico (agitazione casuale di ioni) e’ molto intenso (circa 1 milliVolt), e coprirebbe ipotetici segnali di natura biologica. E’ quindi molto improbabile che, come sostiene qualche fantasioso autore, le cellule comunichino tra loro con segnali radio.

Campi a radiofrequenza e salute

2: Effetti sulla salute dei campi

In questo capitolo si descrivono gli effetti noti o ipotizzati sulla salute dei campi a radiofrequenza. Anche se non si fa riferimento a normative, si e’ cercato di distinguere tra effetti presenti a potenze elevate, superiori a quelle consentite dalle normative internazionali (1-5 W/mq), e quelli a livelli di potenza molto bassi, che e’ possibile incontrare anche rispettando queste norme.

2.1: Che effetti hanno le onde radio sulla salute?

Le onde radio possono venire assorbite da corpi di dimensioni confrontabili o superiori ad 1/4 circa della loro lunghezza d’onda. Quindi il corpo umano assorbe bene onde di frequenza compresa tra 30 e 300 MHz (da 10 m a 1 m), per le quali e’ una discreta antenna ricevente. A frequenze superiori l’assorbimento si riduce, fino a circa 3-4 GHz, per poi rimanere circa costante all’aumentare della frequenza.

La quantita’ di onde radio assorbita da un particolare tessuto si indica come potenza specifica assorbita, e si misura in watt per kilogrammo (W/Kg). Gli effetti biologici delle onde dipendono da questa quantita’, che e’ ovviamente legata alla potenza delle onde che investono l’individuo, ma anche alla loro frequenza (come si e’ appena detto).  Nella letteratura angolsassone, la potenza specifica assorbita e’ indicata con l’abbreviazione SAR.

Tutti gli effetti noti dei campi dipendono in maniera molto forte dal SAR, e spariscono completamente al di sotto di una soglia che dipende dal tipo di effetto. Alcuni di questi effetti sono direttamente legati a malattie, per altri non si sa se l’effetto sia o meno pericoloso per la salute.

Il corpo umano genera a riposo circa 1W/kg, che puo’ arrivare a 4 W/kg durante un lavoro intenso. Se le potenze assorbite sono confrontabili o maggiori di questa quantita’, il calore eccessivo deve venir eliminato dal sistema di termoregolazione naturale, o il corpo si surriscalda.

A potenze assorbite elevate (oltre 10W/kg su tutto il corpo) si osserva un iniziale aumento di temperatura,  che e’ inizialmente tenuto sotto controllo dal sistema di termoregolazione. Dopo un periodo di tempo limitato, la temperatura riprende a salire, e sopravvengono danni gravi ed irreversibili.

A potenze di diversi W/kg, si hanno inoltre vari tipi di danni, che includono emolisi, danni al sistema endocrino (in particolare la tiroide), malformazioni del feto, e soprattutto danni nei confronti di tessuti particolarmente sensibili al calore (testicoli, sterilita’) o poco irrorati (cristallino, cataratta). Questi ultimi danno possono verificarsi per esposizioni prolungate (anche mesi) a potenze relativamente basse, come 100 W/mq (SAR di 0,5-1W/kg), e anche se l’esposizione e’ concentrata sui soli organi interessati.

Alcuni autori, soprattutto sovietici, riportano effetti a potenze al di sotto di quelle necessarie per ottenere riscaldamento. Questi effetti sono in genere molto deboli, non sono stati riprodotti in laboratori occidentali, e non sono collegabili direttamente a rischi sulla salute (vedi domanda 2.4).

Sono stati cercati effetti dei campi sulla riproduzione cellulare e sulla possibilita’ di alterare il materiale genetico. Nessuno di questi studi ha evidenziato effetti di questo tipo per esposizioni comparabili con quelle consentite dalle norme attuali, per cui vi e’ consenso generale sul fatto che i campi a radiofrequenza non inducono mutazioni e non sono responsabili di iniziare processi tumorali. Si ritiene che campi intensi siano comunque in gradi di promuovere tumori, cioe’ di far evolvere piu’ rapidamente verso forme tumorali cellule danneggiate da altri agenti.

I campi a radiofrequenza causano inoltre molti altri effetti, anche se non e’ chiaro ne’ su quanto questi effetti siano reali, in quanto compaiono solo in alcuni studi, ne’ sui meccanismi che li producono. Questi effetti comprendono variazioni nel trasporto di ioni calcio attraverso la membrana cellulare, variazioni nel tasso di crescita di colture cellulari, nella bioluminescenza di alcuni batteri, nella permeabilita’ della barriera ematoencefalica. Questi effetti sono in genere visti a SAR di alcuni W/kg, quindi a potenze in grado di produrre riscaldamento, ma si osservano talvolta anche a potenze inferiori, o in colture cellulari accuratamente termostatizzate per escludere effetti termici.

Alcuni studi mostrano che singoli individui sono in grado di percepire campi a radiofrequenza di pochi W/mq, di solito dopo un’esposizione di 40-50 secondi. La cosa e’ spiegabile tenendo conto che i termorecettori cutanei sono sensibili a variazioni di temperatura di 1/100 di grado, e non ha probabilmente nessuna rilevanza per la salute. Sensibilita’ simili si hanno anche per esposizioni a radiazione infrarossa.

In tab. 3 sono elencati i principali effetti noti dei campi a radiofrequenza, e l’intensita’ del campo necessaria per evidenziare l’effetto.

NOTA IMPORTANTE: La corrispondenza tra SAR a densita’ di potenza e’ solo indicativa, in quanto dipende fortemente dal tipo di organo esposto, dalla frequenza radio, e da altri parametri. Si rimanda alla letteratura specializzata per una trattazione accurata. Inoltre il SAR e’ riferito a tutto il corpo, singoli organi possono assorbire potenze anche molto diverse.

Effetto SAR Potenza

Danni termici gravi 10 W/kg 2500 W/mq

Danni termici per esposizioni continuate 4W/kg 1000 W/mq

Riscaldamento comparabile con quello corporeo 1 W/kg 250 W/mq

Possibili danni termici a tessuti sensibili (cataratta, sterilita’ maschile) 0.5W/kg (localizzati) 120 W/mq

Alterazioni nel comportamento di animali di laboratorio 1-4W/kg —

Alterazione della permeabilita’ callulare a ioni Calcio 0,2-200W/kg —

Aumento del tasso di linfomi in oncotopi 1W/kg (tutto il corpo) —

Alcuni autori distinguono gli effetti in termici, quando si osserva un aumento di temperatura (di solito almeno un decimo di grado), atermici (quando il sistema di termoregolazione compensa gli effetti termici che altrimenti ci sarebbero) e non termici (quando il sistema di termoregolazione  non viene interessato). Non conoscendo i meccanismi di azione di effetti non direttamente riconducibili a effetti termici, questa distinzione ha un senso limitato.

2.3: Che differenza c’e’ tra effetti a lungo e a breve termine?

Un effetto che compaia solo quando si e’ esposti ai campi, e sparisca rapidamente quando l’esposizione cessi e’ detto a breve termine. Un effetto che invece compaia dopo una lunga esposizione, magari intermittente o saltuaria, e’ detto a lungo termine. Chiaramente, mentre risulta abbastanza semplice individuare un effetto a breve termine, un effetto a lungo termine richiede lunghi e complessi studi epidemiologici. Inoltre un effetto di questo tipo e’ potenzialmente piu’ pericoloso, perche’ le singole esposizioni non danno sintomi che ci consentano di accorgerci del rischio ed evitarlo.

Gli effetti riportati nei precedenti capitoli sono sia a breve che a lungo termine. Ad es. una esposizione a campi di oltre 100 W/mq non da’ sintomi apprezzabili, ma puo’ portare, a lungo andare, a danni del cristallino (cataratta).

Sono stati cercati effetti a lungo termine come aumento del rischio di alcune malattie, soprattutto tumori, per mezzo di studi epidemiologici sulla popolazione generale (vedi domanda 2.6) e su lavoratori esposti (vedi domanda 2.7).

2.4: Gli anziani e i bambini sono piu’ esposti?

Le persone deboli (anziani, malati) sono comunque piu’ esposti di una persona robusta e sana. Di questo comunque ogni normativa tiene conto, adottando opportuni margini cautelativi.

I bambini sono piu’ esposti anche perche’ sono piu’ piccoli, e quindi hanno dimensioni corporee piu’ vicine alla lunghezza d’onda delle emissioni radio. Di conseguenza assorbono le onde radio 2-5 volte meglio di una persona adulta, in proporzione.

2.5: Che dicono gli studi di laboratorio?

Esiste una ricchissima letteratura su studi di laboratorio, sia su culture cellulari che in animali, per cercare vari effetti legati ai campi a radiofrequenza.

In studi su topi di laboratorio, si e’ visto che esposizione a SAR di 6W/kg decresce la loro vita media, mentre a 2W/kg non si hanno effetti significativi. Vari autori hanno trovato un aumento di tumori in topi esposti a radiofrequenze a livelli elevati (2-6 W/kg), soprattutto se esposti anche a altri agenti oncogeni. In altre parole, questi studi mostrerebbero che l’esposizione a onde radio a potenze elevate aumenta l’attivita’ di altri agenti tumorali.

In uno di questi studi (Szmigielski, 1982) si e’ visto inoltre che un aumento di tumori e’ presente anche se i topi vengono confinati in gabbie piccole (come succede se si vuole determinare con precisione la dose di radiazione assorbita) e non esposti ai campi. Questo effetto puo’ alterare il risultato alcuni studi, ma l’autore trova che comunque a SAR di 6 W/kg il tasso di tumori aumenta.

Vari autori hanno sperimentato diversi tipi di esposizione (continua o a impulsi, a varie frequenze attorno a 800 MHz) senza trovare alterazioni nel tasso di tumori cerebrali, malformazioni nella prole, tumori epatici. Molti di questi esperimenti mirano a simulare le tipiche condizioni d’uso di un telefono portatile posto vicino alla testa.

Un recente studio (Repacholi, 1997) ha trovato che esposizione di oncotopi a campi a radiofrequenza simili a quelli per telefonia GSM aumentano significativamente il tasso di linfomi in oncotopi (topi modificati geneticamente in modo da sviluppare spontaneamente linfomi). Lo studio ha avuto un notevole risalto, in quanto Repacholi e’ sia presidente sia dell’ICNIRP, che responsabile del progetto OMS sugli effetti sanitari dei campi elettromagnetici.

Vari studi hanno cercato alterazioni cromosomiche o modificazioni del DNA in seguito ad esposizioni a radiofrequenza di topi, moscerini, microorganismi e culture cellulari. In genere gli studi che trovano alterazioni utilizzano potenze elevate, oltre 10 W/kg. A  SAR piu’ bassi, nuerosi lavori non trovano alterazioni. Un singolo lavoro (Lai e Singh, 1995) trova un aumento delle rotture nel DNA di topi esposti a SAR di 0.6 W/kg.

Alcuni studi hanno cercato, e non trovato, alterazioni del tasso di melatonina in seguito ad esposizione a radiofrequenza.

Soprattutto nell’Europa dell’Est, diversi ricercatori hanno trovato effetti biologici dei campi a SAR molto bassi, anche dell’ordine di 1 milliW/kg. Questi studi sono stati visti con notevole scetticismo nel mondo occidentale, in quanto gli esperimenti venivano descritti in modo poco chiaro, rendendo difficile una verifica, e gli effetti non erano collegabili facilmente a danni per la salute.

Recentemente, alcuni di questi studi sono stati ripetuti in modo controllato, con risultati vari. Un totale di 8 studi (su oltre un centinaio) mostra effetti a SAR sotto 0.1 W/kg. Anche se questi studi venissero confermati, comunque, non e’ chiaro se le modifiche indotte dai campi  abbiano conseguenze negative per la salute.

In conclusione: Gli studi di laboratorio non mostrano effetti significativi per la salute a SAR sotto 0,1 W/kg. La maggior parte degli studi che mostrano effetti importanti sulla promozione di tumori richiedono SAR elevati, in grado di causare riscaldamento, per periodi di tempo prolungati (almeno 30 minuti), mentre a SAR dell’ordine di 1-2 W/kg o meno non si osservano effetti. Esistono pero’ alcuni studi che mostrano effetti “strani”, di cui non e’ comunque chiara l’implicazione per la salute, a potenze piu’ basse, fino a alcuni milliwatt/Kg.

2.6: Sono stati fatti studi epidemiologici?

Uno studio epidemiologico confronta alcuni indici relativi a particolari malattie in due gruppi di persone che differiscono (idealmente) solo per il fatto di essere state esposte all’agente di cui si intende studiare gli effetti (i campi elettromagnetici, in questo caso). Potendo studiare un gran numero di persone nella situazione di reale esposizione, uno studio epidemiologico ben condotto permette di verificare la pericolosita’ di un agente al di la’ di ogni ipotesi su come questo produca i danni osservati.

E’ pero’ difficile condurre uno studio di questo tipo, soprattutto se si sospetta che l’agente produca malattie rare (come la leucemia infantile), o non si abbia idea di che particolare malattia cercare. Occorre seguire gruppi di persone molto grandi, tipicamente di almeno diverse decine di migliaia di persone, e utilizzare particolari cautele per garantire che i due gruppi siano davvero uguali per ogni altro aspetto. Occorre inoltre stabilire prima dello studio cosa si vuole cercare, e i criteri in base ai quali si determina l’esposizione.

Sulla popolazione generale, sono stati condotti due grossi studi in cui si e’ esaminato l’occorrenza di diversi tipi di tumori in persone che vivevano a varia distanza da ripetitori televisivi, rispettivamente in Inghilterra (Dolk et al, 1996) e in Australia (Hocking et al, 1996).

Dolk ha inizialmente trovato un aumento di leucemie attorno ad una singola stazione TV, ma, ripetendo lo studio su un gran numero di ripetitori, non ha trovato complessivamente nessun aumento di leucemie, dell’adulto o infantili, tumori cerebrali, cancro alla vescica o tumori alla pelle.

Hocking ha eseguito uno studio “ambientale” (senza misurare i campi a cui la gente era effettivamente esposta, ma stimandoli in base alla distanza dall’antenna), trovando aumenti di leucemie infantili. Il lavoro e’ stato ripetuto in modo piu’ accurato sulla stessa popolazione da McKenzie et al. (1998), che hanno trovato un debole aumento di leucemie infantili nelle vicinanze di un singolo ripetitore, ma non in tutti gli altri. Inoltre l’aumento risale a prima che le trasmissioni TV venissero irraggiate 24 ore al giorno. Anche in questo caso sono stati cercati, e non trovati, aumenti di altri tipi di tumori.

Una rassegna di tutti gli studi epidemiologici esistenti e’ stata recentemente effettuata da Elwood (1999). La conclusione e’ che, sebbene alcuni studi mostrino una correlazione tra esposizione e alcuni tumori, queste correlazioni sono deboli (e quindi probabilmente dovuti a fluttuazioni statistiche), inconsistenti, (studi differenti mostrano risultati opposti riguardo a tumori specifici), e nel complesso non mostrano assolutamente un aumento del rischio con l’esposizione. La bassa qualita’ di alcuni studi e’ una probabile causa delle correlazioni trovate, ed in alcuni casi sono evidenti errori (bias) che portano ai risultati visti.  Tutti questi studi, pero’, non coinvolgono un numero di persone sufficienti a determinare in modo affidabile eventuali effetti deboli.

In conclusione: gli studi epidemiologici mostrano che esposizioni a campi di intensita’ comprese tra 0.002 e 0.1 W/mq non producono significativi aumenti dei tumori considerati. Sporadici risultati positivi sono dovuti a fluttuazioni statistiche e/o errori metodologici. Non siamo pero’ in grado di escludere effetti deboli.

2.7: Sono stati fatti studi su lavoratori esposti?

I cosidetti studi occupazionali cercano una correlazione tra l’esposizione di lavoratori a campi elettromagnetici e varie malattie. In principio questi studi possono essere molto accurati, perche’ la popolazione e’ ben definita, e’ possibile determinare la quantita’ di radiazione assorbita, e seguire la storia clinica di queste persone. Purtroppo la maggior parte degli studi occupazionali pubblicati mostra grosse carenze. In particolare spesso si utilizza solamente l’occupazione come indice dell’esposizione, e non vengono fatte misurazioni della quantita’ di onde radio a cui i lavoratori sono stati effettivamente esposti.

Solamente tre lavori sono stati condotti in modo accurato (Robinette et al, 1980; Hill, 1988; Milham, 1988), e altri tre in modo accettabile. Nessuno di questi lavori mostra aumenti nel numero totale di tumori o in particolari tipi di tumori. Uno studio molto citato (Szmiligelski, 1996) indica un aumento di tumori nei militari polacchi esposti a onde radio. Questo studio non e’ accettabile secondo i criteri dati sopra (non indica come sono state valutate le esposizioni), e contiene errori metodologici gravi.

In conclusione, gli studi epidemiologici condotti in modo accettabile mostrano che i lavoratori esposti professionalmente a onde radio non mostrano aumenti significativi di tumori.

2.8: Tutti gli scienziati condividono gli attuali limiti internazionali?

La stragrande maggioranza della comunita’ scientifica internazionale e’ convinta che non esistano effetti documentati per esposizioni a radiofrequenza a bassi livelli, e che quindi i limiti internazionali attuali proteggano adeguatamente la popolazione. Esistono perplessita’, ma non reali preoccupazioni, riguardo agli effetti sulla salute dei telefonini, in quanto irradiano potenza molto vicino al corpo e possono causare una esposizione elevata su ristrette parti del corpo. Molti studiosi sottolineano che i risultati contraddittori presenti ad es. in alcuni studi di

laboratorio richiedano ulteriori approfondimenti.

Tuttavia alcuni scienziati hanno posizioni anche radicalmente differenti. Ad es. e’ molto citata la posizione di un epidemiologo israeliano, Goldsmith, che in un articolo di opinione ha sostenuto che gli studi epidemiologici “suggeriscono che l’esposizione a  campi RF sia potenzialmente cancerogena ed abbia altri effetti sulla salute”. L’opinione pero’ e’ basata sugli studi di Dolk e Hocking citati (vedi domanda 2.6), su un singolo studio occupazionale di bassa qualita’ (vedi domanda 2.7), e su altri lavori non pubblicati su riviste con referee, e quindi di qualita’ discutibile.

Il dr. Henry Lai, dell’universita’ di Washington, Seattle, sostiene che campi molto deboli, come quelli dei ripetitori, possono influenzare il sistema nervoso di topi di laboratorio. Gli studi pubblicati del dr. Lai pero’ riguardano esposizioni a livelli relativamente alti di esposizione (10W/mq), e di assorbimento (i topi assorbono meglio degli uomini le onde radio). In una lettera spedita ad autorita’ nel 1999, Lai sostiene di avere prove che i campi siano dannosi ad intensita’ molto minori, basandosi su un a serie di studi che in realta’ non supportano le sue tesi. Gli studi citati da Lai, infatti, mostrano effetti molto deboli, attribuibili a fluttiazioni statistiche, non confermati da studi indipendenti, e con significanza per la salute scarsa o nulla.

Esistono poi anche posizioni molto bizzarre riguardo gli effetti dei campi elettromagnetici (vedi domanda 2.6). Ad es. Roger Coghill, un dirigente ambientale (enviromental manager) neozelandese sostiene che i campi possano essere pericolosi a bassi livelli. Sostiene anche che il cervello sia una stazione radio trasmittente, in comunicazione diretta con ogni cellula dell’organismo (vedi domanda 1.6). Queste teorie non trovano nessun riscontro nella fisiologia nota, e Coghill non fornisce nessuna prova a sostegno delle sue teorie. Posizioni meno estreme sono sostenute da un altro neozelandese, Cherry. Nessuno dei due ha mai pubblicato un articolo scientifico su rivista con referee.

Posizioni un po’ meno esoteriche sono sostenute da altri scienziati, che comunque invocano effetti fisici sconosciuti, cambi di paradigma , o altre frasi ad effetto che in sostanza significano un rifiuto globale delle conoscenze scientifiche attuali. Un paladino di teorie alternative in Italia e’ il dott. Monti, del TESRE-CNR di Bologna, che, tra le altre cose, nega validita’ alla meccanica quantistica e alla teoria della relativita’.

In conclusione: La stragrande maggioranza degli scienziati ritiene che non esistano effetti significativi delle onde radio ai livelli consentiti dagli attuali limiti. Esistono scienziati isolati che sostengono la pericolosita’ di campi a radiofrequenza anche al livelli molto bassi. Le loro tesi si basano su una selezione di studi epidemiologici, su effetti di laboratorio scarsamente significativi (e fin qui si tratta di opinioni rispettabili) e in alcuni deprecabili casi su teorie strampalate ed assolutamente ingiustificate. Praticamente tutti gli studiosi ritengono necessari ulteriori studi per chiarire elementi ancora controversi.

2.9:  Cosa sono e che effetti hanno i cosiddetti campi tellurici, o radiazione elettromagnetica naturale?

Alcune persone ipotizzano l’esistenza di un campo elettromagnetico terrestre, (che ha poco a che vedere con quello della bussola), i cui effetti  benefici verrebbero sconvolti dalla presenza dei campi elettromagnetici artificiali, o dalla conformazione del suolo (presenza di faglie, falde, ecc.). Si tratta di teorie senza nessuna base oggettiva, in quanto i campi suddetti non sono mai stati rilevati, non si comportano seguendo le leggi dell’elettromagnetismo, e il tutto assomiglia piuttosto ad una teoria magico-mistica di “forze” buone o cattive.

Come detto nella domanda 1.6, ogni corpo emette onde elettromagnetiche, che sono pero’ molto deboli, e completamente indipendenti sia dalla presenza di campi artificiali che dalla natura dei  corpi che li emettono. In particolare, le onde elettromagnetiche generate da faglie sotterranee o simili vengono assorbite dal terreno stesso, e non arrivano in superficie.

Non esiste motivo per ritenere che le onde elettromagnetiche artificiali abbiano effetti differenti da quelle naturali, a parita’ di intensita’. In particolare, non e’ assolutamente verosimile che le radiofrequenze naturali abbiano effetti benefici, e comunque e’ impossibile dimostrare il contrario, visto che e’ impossibile eliminarle (le emettiamo noi stessi).  In ogni caso, non si vede la ragione per cui questi eventuali effetti possano venire modificati dalla presenza di radiazioni artificiali.

Il concetto di radiazione tellurica e’ strettamente legato alle teorie di Hartmann sui nodi geopatogeni, teorie che non hanno mai trovato uno straccio di riscontro oggettivo e che non hanno pertanto nessuna validita’ scientifica.

Campi a radiofrequenza e salute

3: Normative

3.1: Chi studia gli effetti dei campi elettromagnetici e suggerisce le norme di sicurezza?

Gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici sono studiati in un gran numero di istituti di ricerca e laboratori in tutto il mondo. Essendo le onde elettromagnetiche utilizzate da oltre 80 anni, questi studi sono numerosissimi. I campi elettromagnetici sono probabilmente una delle cose di cui conosciamo meglio i potenziali rischi.

Diversi enti, a livello nazionale ed internazionale, passano in rassegna i lavori scientifici pubblicati, suggeriscono indagini riguardo ai punti ancora controversi o poco chiari, stabiliscono priorita’ di ricerca, in qualche caso finanziano ricerche specifiche, e infine suggeriscono le norme di sicurezza da adottare per proteggere i lavoratori e la popolazione.

Tra i piu’ importanti ed autorevoli di questi enti ricordiamo l’ICNIRP (International Commission on Non Ionizing Radiation Protection, comitato internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti), il massimo ente internazionale che si occupa di queste problematiche, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale per la Sanita’.

Nella Comunita’ Europea, queste problematiche sono trattate dal CENELEC. Negli Stati Uniti, gli aspetti piu’ tecnici sono affrontati dall’ANSI, mentre il FCC e’ l’ente governativo che stabilisce le norme di sicurezza.

Tutti questi enti hanno in comune una grossa autorevolezza, che deriva sia dalla competenza delle persone che studiano le problematiche, che dall’essere indipendenti da gruppi commerciali o con interessi di parte. Inoltre le norme proposta e le conclusioni generali a cui questi enti sono arrivati sono molto simili, il che e’ un’ulteriore garanzia.

3.2: Con che criteri vengono stabiliti i limiti di sicurezza?

Le norme proposte dagli enti nazionali ed internazionali proposti si basano su criteri simili:

Innanzitutto si considera, sulla base di tutta la letteratura pubblicata con criteri di affidabilita’ (riviste con referee), tutti gli effetti noti dei campi elettromagnetici (vedi la sezione 2 di questa FAQ).

Si stabilisce quindi una soglia sotto la quale non sono presenti effetti biologici ripetibili rilevanti per la salute umana.

Si calcola, in base a modelli di assorbimento, a quali esposizioni (Watt/mq) corrisponda questa soglia.

Si applica un fattore di sicurezza e si stabilisce quindi il livello massimo di esposizione ammissibile per i lavoratori (di solito un decimo della soglia a cui cominciano ad essere presenti effetti).

Per la popolazione generale, o per esposizioni continuative, si applica un ulteriore fattore di sicurezza (di solito un quinto o un decimo del limite per lavoratori). In questo modo, i limiti per la popolazione generale corrispondono a circa un centesimo dei livelli di potenza necessari ad avere effetti biologici significativi per la salute.

Nello stabilire norme, occorre inoltre tener presente alcune considerazioni generali. Innanzitutto, nessuno studio scientifico puo’ dimostrare che qualcosa sia innocuo. E’ possibile trovare un effetto solo se questo esiste, se le onde elettromagnetiche non hanno effetti (a livelli bassi di potenza), per definizione questi effetti non li posso trovare. In questo caso, si valuta l’insieme degli studi epidemiologici, di laboratorio, e considerazioni teoriche per stabilire la plausibilita’ di un danno.

Ogni misura di sicurezza ha poi costi, sia economici che ambientali e sanitari. Utilizzare risorse (economiche, ma anche ambientali) per misure di sicurezza non giustificate significa togliere queste risorse a usi piu’ utili per la collettivita’ ed introdurre rischi ambientali inutili.

3.3: Che pensa l’Organizzazione Mondiale della Sanita’ sul rischio dei campi elettromagnetici?

Esiste un falso documento in cui si dice che l’OMS ha classificato i campi elettromagnetici come una della prime dieci emergenze sanitarie mondiali. Date le molte emergenze sanitarie mondiali, la cosa e’ palesemente assurda, ma ha trovato eco anche in dossier curati da associazioni ambientalistiche serie, come il WWF.

In realta’ l’OMS ha promosso, in collaborazione con l’ICNIRP, uno studio quinquennale sugli effetti per la salute di campi elettromagnetici a bassissima frequenza e a radiofrequenza, che dovrebbe concludersi nel 2002. E’ disponibile in rete un sito in cui vengono presentati i risultati di questo progetto, e le conclusioni provvisorie gia’ disponibili mostrano che la posizione dell’OMS e’ simile a quella esposta in questo documento:

Se le norme attuali sono rispettate, non sono probabili rischi sulla salute.

L’esposizione dovuta ai ripetitori per telefonia e’ molto ridotta, inferiore in genere a quella dovuta ai ripetitori televisivi.

Una considerazione particolare meritano i telefonini stessi, per la loro grande diffusione e, anche se gli studi attuali sono sufficienti a stabilire che non esistono grossi rischi, sono necessari ulteriori studi mirati per eliminare le incertezze residue sull’argomento.

Una attenzione particolare meritano gli aspetti psicologici della percezione del rischio, che sono potenzialmente in grado di provocare danni piu’ gravi dei campi stessi.

3.4: Quali sono le norme adottate in Italia e all’estero?

Le normative adottate in diversi paesi sono differenti, anche se i criteri adottati sono simili. Questo perche’ le singole commissioni possono usare modelli differenti per calcolare i campi necessari per causare un determinato SAR, o utilizzare fattori di sicurezza leggermente diversi. Non esistono invece differenze significative nel valutare gli studi.

L’ente piu’ autorevole nello stabilire limiti di sicurezza e’ l’ICNIRP. Alle frequenze dei telefoni cellulari (900 MHz) il limite proposto e’ di 4.5 W/mq (40 V/m). A 1800 MHz (telefoni dual-band) il limite sale a 9 W/mq (58V/m).  La normativa proposta dall’ICNIRP e’ molto articolata, e tiene conto del differente assorbimento del corpo umano a frequenze differenti, effetti di trasmissioni impulsate (come quella dei radar), ed emissioni localizzate (come quelle dei telefonini). Per questi ultimi, suggerisce un limite di SAR di 2 W/kg, mediato su un minuto su 10 g di tessuto. Alcuni telefonini, in particolare i vecchi telefoni analogici TACS, possono superare questo limite.

Per quanto riguarda le emissioni di radar, occorre tener presente che la potenza viene emessa in brevi ed intensi picchi. I limiti ICNIRP stabiliscono che, anche se la potenza media risulta entro i limiti, quella di picco non puo’ superare le 1000 volte il limite medio.

E’ disponibile in rete il testo completo della normativa, con le motivazioni scientifiche che ne stanno alla base.

Il CENELEC ha recentemente pubblicato un documento in cui afferma che il parere dell’ICNIRP  fornisce la base appropriata per lo sviluppo di limiti di esposizione. Di conseguenza la Comunita’ Europea ha adottato i limiti ICNIRP .

I limiti adottati in altre nazioni sono in genere comparabili o superiori a quelli indicati. Negli USA, l’ANSI stabilisce limiti di esposizione per il pubblico di 100 W/mq. Una importante eccezione e’ costituita dai paesi sovietici, dove i limiti sono molto piu’ restrittivi, pari a 0.04W/mq (0.02 V/m).

Il governo italiano ha recentemente pubblicato un decreto in cui stabilisce limiti specifici per l’esposizione della popolazione a campi a radiofrequenza. I limiti adottati sono, alle frequenze dei telefonini, di 1 W/mq (quindi gia’ circa 5 volte meno dei limiti ICNIRP), che scendono a 0.1 W/mq (1/50 dei limiti ICNIRP) per i luoghi dive la gente vive piu’ di quattro ore al giorno.

3.5: Le norme attuali tengono conto degli effetti dei campi a lungo termine?

Le norme attuali tengono conto di tutti gli effetti documentati. In particolare, effetti a lungo termine a carico del cristallino e dei testicoli.

Esistono singoli studi, soprattutto di studiosi dell’ex blocco sovietico che mostrano possibili effetti di campi a potenze bassissime, ma esistono grossi problemi nell’includere questi lavori in una normativa:

I tentativi di riprodurre questi studi in laboratori occidentali sono sempre falliti. Alcuni di questi lavori mostrano effetti a livelli di potenza talmente deboli da essere impossibili da replicare, in quanto molto al di sotto del fondo di radioonde naturale.

Gli effetti si manifestano solo a frequenze molto particolari, e/o con schemi di modulazione altrettanto particolari. E’ estremamente improbabile che una trasmissione radio generi un segnale con queste caratteristiche.

Gli effetti riportati mostrano al piu’ che i modelli di laboratorio usati sono sensibili alle onde elettromagnetiche, ma non che queste sono pericolosi o influenti per la salute.

Gli studi epidemiologici che mostrano effetti a lungo termine hanno qualita’ insufficiente a stabilire se i rischi siano reali, o artefatti del cattivo disegno dello studio.

Per questi motivi, si ritiene che non esistano prove sufficienti a ritenere che esistano effetti a lungo termine al di la’ di quelli indicati.  Ad esempio il Comitato Scientifico Direttivo della Commissione Europea, nel documento citato, ha adottato la conclusione:

Per quanto riguarda l’esposizione non termica a campi elettromagnetici, la letteratura a disposizione non fornisce prove sufficienti per concludere che si manifestino effetti a lungo termine come conseguenza di tale esposizione. Pertanto, al momento attuale, non si possono formulare raccomandazioni su base scientifica per i limiti di esposizione riguardanti effetti non termici a lungo termine.

E’ possibile che le indagini del progetto mirato dell’OMS, o le ricerche del 5^ Programma Quadro della CE, possano fornire ulteriori elementi di valutazione. Se tuttavia queste ricerche non trovassero effetti significativi per la salute,

3.6: Non sarebbe piu’ prudente considerare ogni esposizione ai campi elettromagnetici come pericolosa, o vietare la presenza dei ripetitori nei centri abitati?

In particolare vietare la presenza di ripetitori nei centri abitati avrebbe la conseguenza di favorire la presenza di grossi impianti subito fuori i centri abitati, come succede ad es. per i ripetitori radiotelevisivi. L’esperienza con questi ultimi ci mostra che questo comporta mediamente una MAGGIORE esposizione ai campi, anche se

Campi a radiofrequenza e salute

4: Ripetitori

Questa sezione riguarda in particolare i ripetitori per telefonia cellulare. Alcune considerazioni sono molto generali, e possono riferirsi anche ai ripetitori televisivi, riguardo ai quali ho comunque molte meno informazioni.

Che tipo di campo emette un ripetitore per telefonini?

In generale, i ripetitori per telefonia (detti tecnicamente stazioni base) sono stazioni ricetrasmittenti che collegano tutti i telefoni presenti in una regione (cella) con la rete fissa. La potenza di un ripetitore dipende dall’area della cella (piu’ grande e’ la cella, maggiore deve essere la potenza), e dal numero di telefoni che sono collegati in un determinato momento.

In Italia esistono due sistemi di telefonia cellulare: il vecchio sistema analogico TACS, che opera a frequenze comprese tra 850 e 870 MHz, e il sistema GSM (Global System mobile), che utilizza una codifica digitale, e puo’ operare sia a frequenze intorno a 900 MHz che a 1800 MHz (quest’ultima frequenza comincia ad essere usata nei sistemi dual band). Sempre a 1800 MHz funzionano i cordless basati sul sistema digitale DECT e la rete FIDO.

Il sistema GSM e il DECT operano in divisione di tempo: ogni telefono utilizza la frequenza per una frazione del tempo, trasmettendo e ricevendo il segnale compresso digitalmente durante brevi impulsi, con frequenza di ripetizione di qualche centinaio di impulsi al secondo. Questo comporta che la potenza massima irraggiata (durante gli impulsi) sia di solito molto superiore di quella media. La potenza media emessa da una stazione base dipende inoltre dal numero di connessioni che operano in quel momento.

Le antenne per GSM dual band sono in genere composte da due sistemi indipendenti, e si distinguono perche’ l’antenna per la frequenza maggiore e’ la copia in scala 1/2 rispetto a quella per la frequenza minore.

Le potenze tipiche di stazioni base possono andare da 10 KW isotropici (vedi la domanda sulle antenne) per le celle di dimensione piu’ grande (macrocelle) fino a circa 1 W isotropico (microcelle) o anche meno (picocelle). Siccome una cella puo’ servire un numero limitato di connessioni simultanee, col crescere del traffico una cella viene divisa

Le antenne per DECT possono essere a stilo, o Le antenne per DECT

Che tipi di antenne esistono e come si distinguono?

Esistono moltissimi tipi di antenna, ma i due tipi usati principalmente per la telefonia cellulare sono un’antenna a basso guadagno (multipolo), che si presenta come un singolo palo verticale, e un’antenna a settore ad alto guadagno, che si presenta come una scatola rettangolare alta un paio di metri e larga circa 30 cm. Di solito le antenne ad alto guadagno sono raggruppate in tre gruppi di tre o quattro antenne ciascuna, montate in una struttura a triangolo (3 antenne per lato).

Le antenne a basso guadagno irradiano potenza orizzontalmente in tutte le direzioni, con un fascio a ventaglio aperto circa 15 gradi sopra e sotto il piano orizzontale. In pratica, questo significa che il fascio si allarga rispetto all’antenna di 1 metro in verticale (sopra e sotto il piano dell’antenna) ogni 4 metri di distanza dall’antenna. Se l’antenna si trova a 5 metri sopra gli edifici adiacenti, i primi edifici interessati dal fascio saranno ad una distanza di circa 20 metri.

Le antenne ad alto guadagno coprono un settore di circa 120 gradi in orizzontale, e per questo motivo sono raggruppate in gruppi di 3, con ciascun gruppo che guarda un terzo di orizzonte. Il fascio e’ molto stretto in direzione verticale, tipicamente attorno ai 5 gradi, ed e’ inclinato verso terra in modo da coprire la regione tra il piano orizzontale e circa 5 gradi sotto l’orizzontale. In pratica, il fascio scende in verticale di un metro ogni 10, e se l’antenna e’ rialzata ad es. di 5 metri, i primi edifici interessati saranno a 50 metri.

Il guadagno di un’antenna determina la potenza equivalente del trasmettitore. L’antenna funziona concentrando in un fascio ristretto la potenza disponibile del trasmettitore. Pertanto chi si trova nel fascio riceve una potenza maggiore, come se il trasmettitore fosse effettivamente piu’ potente, mentre chi si trova fuori dal fascio vede potenze molto minori. La potenza equivalente vista nel fascio e’ detta potenza equivalente irraggiata (ERP, in inglese). Un’antenna a basso guadagno guadagna circa 5-6 dB, e la ERP e’ circa 4 volte la potenza del trasmettitore. Una ad alto guadagno arriva fino a circa 20 dB, e l’ERP e’ fino a 100 volte la potenza del trasmettitore.

Il fascio di onde radio si forma ad una distanza di alcune lunghezze d’onda dall’antenna. 1-2 metri per la frequenza di  800 MHz, la meta’ a 1.6 GHz. E’ molto difficile calcolare l’emissione a distanze minori di questa dall’antenna.

E’ importante, per calcolare l’esposizione, sapere se ci si trova all’interno o all’esterno del fascio. Ad esempio, direttamente sotto un’antenna da stazione base l’emissione e’ molto ridotta, e piu’ essere tipicamente inferiore a quella di un singolo telefono cellulare posto alla stessa distanza. Nel fascio di una stazione base per macrocella, il campo irraggiato puo’ essere un migliaio di volte maggiore, alla stessa distanza.

Cosa serve sapere per capire che campo emette un ripetitore?

Per determinare l’intensita’ del campo emesso da un’antenna occorre ottenere dall’installatore la potenza equivalente del trasmettitore all’uscita dell’ antenna. Questo determina in modo diretto la densita’ di potenza che riceve un oggetto (o una persona) posta nel fascio dell’antenna, e quindi la minima distanza a cui si puo’ sostare o risiedere rispettando i criteri di sicurezza.

In alternativa, e’ possibile calcolare la potenza equivalente irraggiata sapendo qual’e’ la potenza del trasmettitore e il guadagno dell’antenna. Occorre tener conto anche delle perdite di potenza nei cavi di collegamento tra trasmettitore e antenna (spesso meta’ della potenza del trasmettitore si perde nei cavi).

Se si conosce il tipo di antenna (o meglio il diagramma di radiazione, che e’ richiedibile al costruttore), e’ possibile calcolare l’esposizione in qualsiasi direzione, visto che quasi sempre le antenne sono montate in modo da non illuminare con il loro fascio edifici o zone accessibili al pubblico.

A che distanza da un’antenna si e’ al sicuro/a norma?

Ottenuti i dati indicati nella risposta precedente, si puo’ facilmente calcolare le distanze di sicurezza. Considerando i limiti di legge italiani per esposizioni continuative, che sono di 0.1 W/mq, si calcola la distanza a cui la potenza emessa dall’antenna Ad es. un trasmettitore da macrocella tipico (1000 W di ERP nel fascio) irradia 0.1 W/mq a 28 metri di distanza. Un trasmettitore con antenna a medio guadagno e circa 20 W di ERP, e risulta a norma a 4 metri di distanza.  Un tipico trasmettitore per picocella rientra a norma prima che il fascio si sia formato. In questi casi, conviene mantenere una distanza di sicurezza di 1.6 metri (a 900 MHz) o 0.8 m (a 1800 MHz), per tener conto di possibili accoppiamenti non radiativi.

Se l’antenna ha un “davanti” (es. le antenne ad alto guadagno), di solito l’emissione in direzione posteriore e’ estremamente ridotta, e ad es. e’ possibile porla su di un muro di un edificio abitato.

Occorre comunque impedire l’accesso diretto alle antenne con piu’ di qualche Watt di ERP (e non e’ una cattiva idea impedirlo COMUNQUE), per evitare che qualcuno si metta involontariamente in situazioni di esposizione.

Che rischi corre chi si trova immediatamente sotto un’antenna?

Una antenna irradia pochissimo in direzione verticale. In effetti, l’antenna funziona ridirigendo nel fascio la quota di onde radio che verrebbero disperse in direzioni indesiderate, come appunto verso il basso. Un trasmettitore da 1000 W di ERP, ad es, puo’ irradiare meno di 1 W in direzione verticale (meno di un singolo cellulare posto nella stessa posizione). L’emissione e’ ulteriormente schermata dal solaio.

All’aperto il campo risulta tipicamente molto basso, per via della distanza dell’antenna. Per un’antenna posta a 15 m di altezza, il campo e’

pari a qualche millesimo i valori di legge italiana. Il livello del campo tipicamente cresce allontanandosi, e diventa massimo alla distanza alla quale il bordo del fascio tocca terra. Per un’antenna a basso guadagno posta a 15 metri, il campo massimo a terra si ottiene a circa 50 metri, con valori comunque poco superiori  a quanto indicato prima. Il campo cresce anche salendo di altezza,  e possono verificarsi situazioni di sfondamento dei limiti se esistono edifici alla stessa quota dell’antenna, e a distanze inferiori a quelle indicate nel capitolo precedente.

I muri schermano i campi elettromagnetici?

Se sono presenti muri, occorre tener presente che questi attenuano almeno di un fattore 2 la radiazione. I solai all’ultimo piano di un edificio

attenuano ulteriormente la gia’ debole emissione di eventuali antenne sul tetto. La presenza di grosse finestre (vetrate) pero’ permette alle onde di entrare in casa non attenuate.

Campi a radiofrequenza e salute

5: Telefonini

Questa sezione riguarda in particolare i telefonini stessi. I telefonini irradiano potenza a pochissima distanza dal corpo umano, e quindi presentano particolarita’ e modi di esposizione completamente diversi da tutti gli altri tipi di esposizione a onde elettromagnetiche.

5.1: Che differenze ci sono tra i campi di una stazione base e quelli di un telefonino?

Un telefonino irradia lo stesso tipo di segnale di una stazione base, con alcune importanti differenze:

Il telefonino occupa un solo canale di frequenza e di tempo. L’emissione media del telefonino e’ quindi minore, e ha un andamento ad impulsi

Il telefonino irradia in tutte le direzioni, non in un fascio ristretto (altrimenti occorrerebbe “puntare” l’antenna verso la stazione base)

Il telefonino e’ estremamente vicino al corpo dell’utilizzatore.

La differenza piu’ importante e’ quest’ultima. Avendo l’antenna a pochi centimetri dal corpo, una frazione considerevole dell’energia irraggiata dall’antenna puo’ venir assorbita da una ristretta parte del corpo. Alla distanza di qualche centimetro, sono possibili fenomeni di accoppiamento diretto tra l’antenna e i tessuti, e risulta molto difficile un calcolo accurato  dell’esposizione. Alcuni esperimenti hanno mostrato come si possa arrivare a livelli di esposizione (SAR) di oltre 2 W/Kg, soprattutto con i vecchi telefoni analogici DECT.

5.2: Cosa si sa sugli effetti dei telefonini?

5.3: Sono stati fatti studi epidemiologici?

5.4: Che aumento di temperatura puo’ causare un telefonino al cervello?

Ho sentito i valori piu’ disparati, anche di 1 grado dopo pochi minuti (implausibile con esposizioni di 2 W/kg su un tessuto ben vascolarizzato). Una esposizione di 2 W/kg provoca su un tessuto isolato termicamente un riscaldamento di 1 gradi in circa 40 minuti. Siccome il cervello e’ ben irrorato, e il calore viene smaltito in tempi dell’ordine di qualche minuto, difficilmente si hanno riscaldamenti superiori a pochi decimi di grado, anche per esposizioni molto lunghe. Puo’ comunque aver senso la precauzione di alternare l’orecchio con cui si telefona ogni 3-5 minuti. Il cervello e’ molto sensibile alla temperatura, basti considerare le alterazioni che si hanno in caso di febbre, con innalzamenti di temperatura di 2-3 gradi. Anche queste alterazioni comunque scompaiono con il ritorno della temperatura a valori normali. Variazioni di 1-2 decimi di grado sono pero’ perfettamente fisiologici, e possono essere dovuti ad es. a una esposizione do pochi minuti al sole, all’uso di un berretto di lana, a una modesta attivita’ fisica, o semplicemente alle variazioni giornaliere di temperatura.

5.5: I telefonini causano problemi di attenzione, fatica, mal di testa?

E’ stata definita una “sindrome da affaticamento da radiofrequenza”, che includerebbe mal di testa, disfunzioni oculari, confusione e disturbi del sonno. L’esistenza stessa di questa “sindrome” e’ controversa, anche se e’ stata riconosciuta in alcuni processi (Corte di Appello di New York, 1982). Il rapporto del gruppo di lavoro del NIEHS (1998) ha passato in rassegna gli studi esistenti, trovando che questi non forniscono una evidenza adeguata per questi effetti. Gli studi a doppio cieco condotti finora non mostrano nessun effetto.

Recentemente e’ stato condotto uno studio a doppio cieco relativo alla capacita’ di concentrazione in presenza di onde radio che simulano le emissioni di telefonini, che non ha messo in evidenza differenze significative. Un altro studio ha mostrato un leggero aumento della pressione arteriosa, di scarso o nullo significato per la salute,  nel gruppo esposto.

5.6: Servono a qualcosa gli  accessori che “assorbono i campi”?

Esistono in commercio moltissimi dispositivi ed accessori con nomi suggestivi, come Eatwave, che dichiarano di ridurre le emissioni dei telefonini a livelli di sicurezza. I principi secondo cui questi dispositivi dichiarano di funzionare sono vari, ma in comune hanno il fatto di non poter mantenere quello che promettono. Alcuni di questi oggetti sono stati gia’ condannati dal garante per la pubblicita’, e le considerazioni ricavabili dalle sentenze di condanna sono molto generali.

Un telefonino funziona irraggiando onde elettromagnetiche. Se si riduce questa emissione, ad es. assorbendone una parte, il telefono smette di funzionare, in quanto non puo’ piu’ comunicare con la stazione base.

I telefoni GSM hanno un controllo della potenza del trasmettitore, in modo da utilizzare sempre solo la minima potenza necessaria a raggiungere la stazione base. Se si assorbisse una parte di potenza, il trasmettitore “aumenta il volume”, con l’unico risultato di consumare maggiormente le batterie.

Per schermare efficacemente il trasmettitore, occorre applicare dispositivi assorbenti all’antenna. I dispositivi commerciali assorbionde vanno posti sul corpo del telefonino, dove l’emissione e’ molto ridotta.

Ho esaminato alcuni dei principali dispositivi commerciali, e la maggior parte e’ costituita da un piccolo nucleo di ferrite (un materiale che assorbe le microonde, se in quantita’ sufficiente), immerse in un oggetto decorativo (coccinella, ecc.) di plastica. Il costo e’ sproporzionato al valore dei materiali (circa cento lire), garantendo lauti guadagni al produttore.

Altri assorbionde piu’ fantasiosi hanno la forma di una moneta, da tenere in tasca durante l’uso del telefonino. La placcatura metallica di quest’ultima garantisce che, qualsiasi sia il materiale di cui e’ composta, non possa assorbire nessuna onda elettromagnetica. Il fatto poi di tenere in tasca (a considerevole distanza dal telefonino) un assorbitore possa avere un qualche effetto e’completamente assurdo. Altri assorbitori (Norad) sono basati su proprieta’ diamagnetiche di sali di terre rare (come il Lantanio). Purtroppo per il consumatore, queste proprieta’ semplicemente non esistono.

Moneta e Norad sono reclamizzati come in grado di proteggere anche dai campi a bassa frequenza, generati da elettrodotti ed elettrodomestici. Semplici misure hanno mostrato che non hanno NESSUNA influenza su questi campi.

Tutti questi accessori sono reclamizzati con depliant che hanno una struttura simile. Dopo un’introduzione in cui si illustrano in modo piu’ o meno confuso, ma in genere sostanzialmente corretto, le caratteristiche dei campi dei telefonini, vengono mostrate termografie di un volto o del corpo di una persona rispettivamente a riposo, durante l’uso di un telefonino, e utilizzando l’assorbionde. Alcune di queste misure sono palesemente false, in quanto ad es. la termografia durante l’uso del telefonino non ha le caratteristiche che ci si aspetterebbe da una esposizione localizzata di onde radio.

In alternativa, vengono presentate misure quantitative di esposizione, che mostrano come l’uso dell’assorbitore almeno dimezzi la quantita’ di onde emesse dal telefonino. Questo e’ stato verificato in laboratorio, e la variazione di potenza emessa non e’ semplicemente rilevabile. Del resto sarebbe molto strano che un oggetto di ferrite di pochi millimetri potesse avere effetti simili.

Spesso questi dispositivi vantano una omologazione di qualche ministero (comunicazioni, sanita’). In realta’ queste omologazioni garantiscono solo che gli accessori sono innocui, o che non influenzano il funzionamento del telefonino (motivo in piu’ per dubitare di una loro efficacia).

Comunque e’ una fortuna che questi oggetti non abbiano effetti. Modificare il campo di un’antenna richiede conoscenze specifiche e va fatto durante la progettazione dell’antenna stessa. Un oggetto che assorbe il campo per una antenna puo’, con un’antenna diversa, dirigerlo maggiormente verso la testa. In presenza poi di un sistema di controllo della potenza, se si assorbe parte della radiofrequenza emessa, il trasmettitore aumenta la potenza irraggiata, e quindi potenzialmente anche quella diretta alla testa.

In conclusione, tutti questi oggetti non sono che pure e semplici truffe, che fan leva sulle preoccupazioni associate ai telefonini, e forniscono false sicurezze o addirittura peggiorano l’esposizione ai campi.

5.7: Esistono sistemi per ridurre i campi emessi da un telefonino?

Esistono diversi sistemi per ridurre l’esposizione ai campi emessi dal telefonino. Alcuni di questi sono elementari regole di prudenza, che vengono di solito incluse nei manuali di istruzione.

Estrarre sempre l’antenna nei modelli dotati di antenna estraibile, e dirigerla lontano dalla testa

Non toccare l’antenna con testa, mani, o altra parte del corpo (contatti occasionali o sfioramenti di pochi secondi sono innocui).

Non telefonare dall’interno di un’auto, soprattutto non durante la guida (la perdita di attenzione, anche con dispositivi viva voce, e’ il maggiore danno accertato dei telefonini).

Se si puo’ scegliere, telefonare sempre da punti in cui il campo e’ migliore. Siccome il trasmettitore adegua la potenza, con campo migliore la potenza effettiva utilizzata sara’ minore.

Limitare la durata delle telefonate. In caso di telefonate lunghe, alternare l’orecchio adoperato ogni due-tre minuti.

L’esposizione varia molto da modello a modello. In genere i modelli con antenna estraibile presentano esposizioni minori, perche’ l’antenna risulta in genere piu’ distante dalla testa, o sopra di essa. Alcuni modelli hanno l’antenna montata inclinata verso l’esterno, per lo stesso motivo. Esistono antenne di tipo diverso, che presentano una emissione in direzione opposta alla testa. Questi telefoni sono reclamizzati come “a basso SAR”.

E’ poi possibile utilizzare un auricolare. Occorre comunque tenere l’apparecchio lontano dal corpo (10-20 cm sono sufficienti), soprattutto NON in tasca (si sposterebbe solo la zona del corpo esposta, ma non abbiamo motivi per ritenere una zona preferibile ad un’altra). Occorre soprattutto tenere l’apparecchio lontano dagli occhi e dai testicoli.

5.8: Che altri rischi puo’ presentare l’uso di telefonini?

L’unico effetto certo dell’uso dei telefonini, emerso dagli studi statistici effettuati, e’ un calo della concentrazione dovuto all’uso del telefono durante la guida. L’uso di apparecchi viva voce non migliora la situazione.

https://www.linkiesta.it/it/article/2012/06/09/se-il-tuo-cellulare-e-cancerogeno-ecco-come-renderlo-in

Per la radio frequenza in generale, ovvero trasmissioni radio da 100 kHz a 300 GHz, «il livello di emissione, (e quindi di assorbimento da parte dell’organismo) non può essere univoco per tutta la banda di frequenza. Sia per la natura delle sorgenti, sia per la tipologia di propagazione che per capacità di penetrazione», continua Turco, che precisa: «Per la radiazione che riguarda i cellulari, da 900 MHz a 2,100 GHz (con il 4G si avrà anche il 2,6 GHz), i livelli ritenuti accettabili dalla letteratura cautelativa si attestano intorno agli 0,6 V/m (volt per metro), per le esposizioni prolungate, cioè per periodi continuativi sopra le quattro ore consecutive».

Questi valori sono oggi riscontrabili nella maggior parte delle città italiane, «tranne i casi di particolari concentrazioni di impianti che, seppur al di sotto dei limiti di legge, sono stati posizionati secondo specifiche di traffico commerciale e senza un percorso di analisi preventiva delle emissioni che consentisse di scegliere in maniera ottimale le localizzazioni in grado di minimizzare le esposizioni», dice ancora Turco. «Personalmente ritengo che gli attuali limiti di legge (20 V/m per le esposizioni inferiori alle 4 ore, e 6 V/m per i periodi prolungati) non garantiscano l’assenza di rischi – commenta Turco – e comunque credo vada perseguito e applicato sia il principio di precauzione che tutti i criteri di minimizzazione da mettere in campo nella gestione della tematica».

WIKIPEDIA DENSITà DI CORRENTE

In elettromagnetismo la densità di corrente elettrica è il vettore il cui flusso attraverso una superficie rappresenta la corrente elettrica che attraversa tale superficie.[1]

Nel Sistema internazionale di unità di misura si misura in ampere al metro quadrato

Principali parametri

I parametri che determinano la gravità degli effetti della corrente elettrica sono

• l’intensità della corrente (Ampere)

• il percorso della corrente sul corpo umano

• la durata del contatto

• la frequenza della corrente (Hertz) (effetti più dannosi tra 10 e 1000Hz)

In merito all’intensità della corrente si possono distinguere due valori:

• corrente di soglia = minimo valore percepito

corrente di rilascio = massima corrente che consente di interrompere il contatto

http://www.itisap.com/%5CDocenti%5CCorsi%5CFala%5CCorsoCampi%5CCorsoCampi.pdf

1-Campo elettrico E [V/m]

Un campo elettrico è una regione di spazio dove si manifestano forze sulle cariche

elettriche, dando possibilmente origine, se le cariche sono libere di muoversi, a delle

correnti elettriche. Applicando una differenza di potenziale (tensione ) “V” tra due punti distanti “d” si

ottiene un campo elettrico E pari a:

E = V/d [V/m]

2-Campo magnetico H [A/m]

Un campo magnetico è una regione di spazio dove si manifestano forze sui dipoli

magnetici e sui conduttori percorsi da correnti elettriche. Il campo H è in grado di

generare correnti nei materiali conduttori poiché determina in essi un campo elettrico

E indotto.

(i tessuti umani sono buoni conduttori)

Facendo circolare una corrente “I” su un conduttore, in un punto distante “d” dal

conduttore si ottiene un campo magnetico H pari a:

H = I/2pd [A/m]

Si può notare come il campo magnetico decresca all’aumentare della distanza e

come sia più intenso al crescere della corrente.

3-Induzione magnetica B

Normalmente invece del campo magnetico H si prende in esame la densità di flusso

magnetico B (detta anche induzione magnetica).

L’induzione magnetica B è definita come la forza esercitata su una carica che si

muove nel campo H. Essa si misura in TESLA [T], un Tesla è equivalente a 1Vsec/

m2 o ad 1 Weber/m2.

Il valore di B è legato a quello di H tramite una costante µ (permeabilità magnetica del

mezzo)

Per esemplificare si può dire che nel vuoto, nell’aria, nel tessuto biologico esistano le

seguenti corrispondenze:

1Tesla 8 105 A/m

1 mT 800 A/m

1 µT 800 mA/m

100 µT 80 A/m

4-Legami tra E ed H

Quando la frequenza di E ed H è uguale a 0Hz si parla di campi statici.

Quando E ed H sono variabili la presenza di un campo elettrico determina sempre

anche la presenza di un campo magnetico variabile e viceversa (la cosa non vale per

i campi statici che possono esistere anche in modo indipendente).

La natura e la entità degli effetti biologici dipendono da una serie di parametri e

quindi NON possono essere valutati calcolando direttamente l’intensità del CEM.

Occorre introdurre altre grandezze di valutazione più significative.

Campi elettromagnetici ELF

Per i CEM ELF si introduce il concetto di densità di corrente J [A/m2] che

rappresenta

la corrente elettrica che fluisce attraverso una sezione unitaria di tessuto corporeo

posta perpendicolarmente al flusso di carica

Campi elettromagnetici RF

Per i CEM a radiofrequenza e a microonde si introduce il concetto di tasso di

assorbimento specifico SAR (Specific Absorption Rate) [W/kg] che rappresenta

la potenza assorbita nell’unità di massa corporea

Nonostante la loro importanza teorica però le grandezze indicate non sono facilmente

misurabili all’interno del corpo umano.

Ci si pone allora il problema di collegare tali grandezze (difficilmente misurabili) a

quelle (che le determinano) che sono facilmente misurabili (campo elettrico E (V/m)

campo magnetico H (A/m) induzione magnetica B (T) densità del campo

elettromagnetico S (w/m2)) (nelle prossime lezioni saranno illustrati i metodi e le

relazioni utilizzate)

Per ora possiamo anticipare che sono stati introdotti dei metodi numerici di

simulazione al computer o sono stati creati dei fantocci con sembianze umane

realizzati con dei gel riproducenti le caratteristiche dielettriche dei tessuti

(DOSIMETRIA) (fig.2)

Da notare che l’alternativa ai sistemi di simulazione per valutare gli effetti

biologici, rimane la sperimentazione diretta sull’uomo.

Campi elettromagnetici naturali

In natura esistono campi elettrici e magnetici con i quali il nostro corpo convive fin

dalla nascita.

Per quanto riguarda il campo elettrico naturale (di fondo) esso vale circa 130V/m al

livello del suolo e aumenta di circa 130V/m per ogni metro di altezza.

Sulle persone si distribuisce in modo tale da creare una differenza di potenziale tra

testa (potenziale positivo) e piedi (terra) (potenziale negativo)

Per quanto riguarda il campo magnetico naturale (di fondo), che deriva dalla

presenza di un polo Nord e Sud magnetici (campo magnetico terrestre), esso produce

una induzione naturale B di valore compreso tra 40-70µT (corrispondenti ad un

campo H di circa 50 A/m)

Per cominciare a dare degli esempi si può notare come un bimbo che corra entro il

campo magnetico naturale (che è statico), subisca delle correnti indotte maggiori di

quelle provocate da un campo artificiale a 50Hz e di induzione pari a 0.5µT.

Tale fenomeno si accresce con la frequenza.

Grandezza Simbolo Unità di misura Simbolo

Densità di corrente J Ampere per metro quadro A/m2

Intensità di campo elettrico E Volt per metro V/m

Induzione elettrica D Coulomb per metro quadro C/m2

Conducibilità elettrica σ Siemens per metro S/m

Frequenza f Hertz Hz

Intensità di campo magnetico H Ampere per metro A/m

Induzione magnetica B Tesla T

Permeabilità magnetica µ Henry per metro H/m

Costante dielettrica ε Farad per metro F/m

Densità di potenza S Watt per metro quadro W/m2

Tasso di assorbimento specifico SAR Watt per chilogrammo W/kg

Lunghezza d’onda λ Metro m

Densità di energia Joule per metro quadro J/m2

Costanti fisiche

Costante fisica Simbolo Valore

Velocità della luce c 2,997 108 m/s

Costante dielettrica del vuoto ε

0 8,854 10-12 F/m

Permeabilità magnetica del vuoto µ

0 12,56 10-7 H/m

Impedenza caratteristica del vuoto η 377 Ω

1-CAMPI ELETTRICI E MAGNETICI STATICI

Non esistono oggi validi risultati sperimentali per gli effetti acuti e differiti dovuti a

campi elettrici e magnetici statici per cui per essi l’INIRP non ha emanato alcuna

raccomandazione. (L’INIRC è l’unica organizzazione riconosciuta dall’OMS)

Le attuali conoscenze scientifiche sono soprattutto rivolte al campo magnetico

statico per il quale si può rilevare che (per l’induzione B):

• non ci sono effetti nocivi fino a 2T (20.000 Gauss in alcuni paesi) (1G=100µT)

• l’INIRP ritiene che il limite per esposizioni professionali possa essere

fissato in 200mT (fattore di sicurezza 10) nell’arco delle 8 ore con un massimo di

2T

• utilizzando un ulteriore fattore di sicurezza uguale a 5 per la popolazione si

ottiene un limite per la esposizione continua pari a 40mT

Sono da fare, per il campo magnetico statico, alcune precisazioni:

• le persone con pacemaker potrebbero essere non adeguatamente protette (gli

attuali pacemaker sono insensibili a induzioni fino a 0.5mT)

• quando si superano i 3mT si devono prendere delle precauzioni per i rischi

dovuti ad oggetti metallici in rapido movimento nel campo

• le carte di credito, i nastri magnetici, gli Hard-disk dei computer possono

essere danneggiati da esposizioni superiori a 1mT

• vanno esposti cartelli monitori quando in ambiente di lavoro si superano 0.5mT

• per campi elettrici statici minori 25kV/m NON si verificano percezioni di

cariche elettriche superficiali sulle persone

2-CAMPI ELETTROMAGNETICI VARIABILI (ELF)

A-Risultati per gli effetti acuti

A1-valore della densità di corrente

Per i CEM di tipo ELF, al fine di individuare le intensità minime, si è partiti dai risultati

ottenuti dal ricercatore tedesco Jurgen Bernhardt che ha dimostrato come la totalità

degli effetti acuti dei CEM tipo ELF è dovuta alla densità di corrente (J [A/m2])

indotta dai CEM nei tessuti degli organismi esposti.

I CEM tipo ELF, secondo il ricercatore, producono una stimolazione delle cellule

nervose e muscolari. Gli effetti acuti che si verificano a livelli più bassi di

esposizione consistono in:

• interferenze nella percezione sensoriale a livello oculare (percezione di lampi

luminosi e colorati detti FOSFENI)

• sensazione di pizzicore

A livelli di esposizione più elevati le correnti indotte possono causare:

• extrasistole cardiache

• contrazioni muscolari

• fibrillazione ventricolare

• sensazione di calore

Dall’analisi dei risultati sperimentali per CEM variabili (di frequenza compresa tra

4Hz e 1kHz) risulta che nessun effetto acuto si manifesta con valore di soglia <

10mA/m2. Tale valore è assunto dall’INIRC come base per i limiti di sicurezza.

(Per valori minori di 4Hz il valore è 40/f [mA/m2] dipende cioè dalla frequenza)

Si sono poi adottati dei margini di sicurezza per tenere conto dei fattori di incertezza

e si è arrivati a ritenere sicuro, per le esposizioni delle persone professionalmente

esposte, il valore di 1mA/m2

Con la introduzione di ulteriori margini di sicurezza si sono individuati i limiti di

esposizione della popolazione.

A2-Valori del campo elettrico e magnetico

Calcolare il valore del campo elettrico e magnetico che porta ad una densità di

corrente prefissata è compito della “Dosimetria”. Per i campi elettrici ELF si sono

effettuati studi dal 1970 al 1980, per i campi magnetici ELF a partire dal 1990.

Tali studi sono stati condotti con l’uso di fantocci che simulavano gli organismi umani

e tramite calcoli numerici.

Il risultato (vedere capitoli successivi) è stato che le densità di corrente indotte

da E ed H risultano proporzionali alla frequenza ed alla intensità dei campi

stessi.

Le costanti di proporzionalità dipendono dalle condizioni di esposizione, dalla

localizzazione dell’organo interessato e dalle sue caratteristiche elettriche.

La conoscenza di queste costanti ha permesso di esprimere graficamente (cosa più

agevole da interpretare) i limiti di sicurezza in funzione di E ed H invece che di J

Ovviamente, con le stesse considerazioni di partenza e con gli stessi processi logici,

si possono ottenere risultati diversi a seconda di come si scelgono i margini di

sicurezza.

Come esempio, per i campi a 50Hz, sono riportati in tab.1 i valori dei limiti di

esposizione determinati da due enti diversi (INIRC e CENELEC).In tab.2 sono

riportati valori per alcuni effetti acuti.

Da notare che in Italia è vigente, per i campi ELF, il DPCM 23-4-92 che ha

recepito i valori definiti da INIRC. Contemporaneamente sono presenti le norme

CEI 111-2 che riprendono i valori del CENELEC

Tab.1 Limiti di sicurezza stabiliti dalle norme sulla base degli effetti acuti (per f=50Hz)

INIRC CENELEC (CEI 111-2)

Campo E (per lavoratori) 10kV/m 30kV/m

Campo E (per popolazione) 5kV/m 10kV/m

Induzione B (per lavoratori) 0.5mT 1.6mT

Induzione B (per popolazione) 0.1mT (100mT) 0.64mT

Tab.2 Confronto tra effetti acuti e limiti di sicurezza

Effetto Valori di B (mT) Densità di

corrente J (mA/m2)

Riscaldamento dei tessuti (1) 1.600.000 10.000

Induzione di extrasistole (rischio di

fibrillazione)

130.000 800

Percezione sensoriale 16.000 100

Standard CENELEC per lavoratori 1.600 10

Standard CENELC per popolazione 640 4

Linee guida INIRC per lavoratori 500 3

Rumore elettrofisiologico 160 1

Linee guida INIRC popolazione DPCM 23-4-92  100 0.6

(1) il riscaldamento dei tessuti è calcolato con un valore di SAR (tasso di

assorbimento specifico) di 0.4W/kg che rappresenta il valore di riferimento per i campi

a RF.Tale valore è molto modesto. Infatti si tenga presente che il calore generato

spontaneamente dal corpo umano, in condizioni di riposo, vale 1.2 W/kg

f=50Hz)

B-Risultati per gli effetti differiti

Un risultato può essere usato per definire dei livelli di sicurezza solo se sono

verificate alcune condizioni come per esempio:

• significatività statistica

• esistenza di una relazione dose/risposta

• evidenza di laboratorio

• plausibilità biologica

Purtroppo queste condizioni NON sono verificate negli studi epidemiologici che si

occupano della possibile cancerogenicità del campo magnetico ELF.

Gli studi epidemiologici effettuati sino ad ora portano a risultati spesso discordanti,

comunque alcune conclusioni si possono già fare:

• esiste un possibile legame tra residenza nei pressi degli elettrodotti ed effetti

sul corpo umano

• molte relazioni scientifiche parlano di legame tra residenza e aumento del

rischio di contrarre leucemia

• non è vero che i danni maggiori li provochi il campo magnetico ELF solo

perché il campo elettrico ELF è meglio schermato dai muri delle case

• non esiste, salvo rari casi, un legame tra dose e risposta

• le evidenze di laboratorio sono allo stato attuale del tutto insufficienti

• non si è riusciti ancora a descrivere un meccanismo biologico plausibile

In conclusione, per gli effetti differiti (esposizioni croniche), la comunità scientifica

internazionale (studi epidemiologici) è giunta alla convinzione che:

“se l’agente responsabile della presunta cancerogenicità delle linee elettriche è il

campo magnetico, allora la soglia di discriminazione tra valori sicuri e pericolosi si

deve collocare tra 0.2 – 0.25 µT (detta SAE Soglia di Attenzione Epidemiologica)

C- Conclusioni

Come si può notare confrontando tra di loro i limiti imposti dalle norme di sicurezza

(che prendono in esame gli effetti acuti) e quelli derivanti da studi epidemiologici (che

prendono in esame gli effetti differiti), esistono delle discordanze che generano

confusione nella popolazione.

Le norme di sicurezza ritengono sicure esposizioni fino a un centinaio di mT

(STANDARD DI SICUREZZA 100mT per il DPCM 1992)

Le indagini epidemiologiche ritengono sicure le esposizioni fino a pochi decimi

di mT (SOGLIA DI ATTENZIONE EPIDEMIOLOGICA 0.2-0.25mT)

Chi si appresta a scrivere delle norme deve scegliere se adottare come riferimento i

valori che determinano effetti acuti o quelli che determinano effetti differiti (rischi

cancerogeni).

Adottando come riferimento i valori che determinano effetti acuti (situazione italiana

attuale) si creano molte situazioni di conflitto con la popolazione residente che in

genere chiede interventi preventivi per gli effetti differiti. Interviene spesso la

magistratura civile o penale con il paradosso di sostituire la giustizia alle strutture

sanitarie (unica deputata alla prevenzione)

Adottando come riferimento i valori che determinano gli effetti differiti occorre

assumere per certo il nesso “campi elettromagnetici = cancro”. Inoltre occorre

stabilire valori di riferimento certi.

Si fa sempre più strada un terzo modo di porsi di fronte al problema che è quello di

accettare il margine di incertezza dei risultati fino ad ora ottenuti ma nello stesso

tempo fissare dei principi cautelativi (non dei valori fissi). In questo caso

verrebbero abbandonati i limiti di esposizione ma verrebbero adottati degli obiettivi

di qualità. (Modello a cui si ispira la nuova normativa in discussione in Parlamento)

Possiamo comunque cominciare a trarre alcune prime conclusioni:

• l’esposizione al campo magnetico ELF di intensità superiore a 130.000 µT può

avere conseguenze sanitarie gravi

• non esistono effetti accertati per esposizioni al di sotto di 1.600 µT

• l’Italia è una delle poche nazioni che per legge prescrive un tetto massimo di

100 µT

• L’OMS ha più volte ribadito che i risultati epidemiologici, benché non siano da

ignorare, non sono abbastanza consolidati per poter fissare dei limiti espositivi per

gli effetti differiti (occorre tenere presente che i campi ELF sono presenti da diversi

decenni ed ancora sono poco studiati negli effetti, quelli a RF che sono presenti

da pochi anni non lo sono quasi per niente)

• adottare come limite di esposizione il valore di 0.2 µT (limite SAE)

comporterebbe dovere destinare enormi risorse per abbattere i livelli dei campi

ELF (tali risorse potrebbero essere destinate ad altri fattori di rischio che

provocano molte più vittime)

In un prossimo capitolo vedremo quali sono i valori dei CEM tipo ELF presenti negli

ambienti che abitualmente frequentiamo e quale è la situazione normativa italiana.

Vedremo anche che NON è proprio vero che le norme, nel fissare i limiti di

esposizione sicura, non abbiano tenuto conto anche dei probabili effetti differiti.

Dettagli sui legami tra la densità di corrente ed i valori di E ed H (dosimetria)

Le misure sperimentali condotte sui manichini hanno evidenziato il legame tra la

densità di corrente, non direttamente misurabile, ed i campi elettrici e magnetici. I

risultati sono:

1-Per il campo E

E’ risultato che la densità di corrente J sia legata ad E dalla relazione:

J = k f E

f = frequenza [Hz]

E = campo elettrico [V/m]

k = fattore di forma che tiene conto dell’orientamento del corpo e della zona del

corpo all’interno della quale viene valutata la densità di corrente.

Per la zona del cuore k = 6.7 10-9 e per avere un valore di J = 10mA/m2 (limite base)

occorre un campo elettrico E = 1500/f [E espresso in kV/m]. Per cui noto il valore

limite di J, si sono potuti tracciare dei diagrammi di E in funzione della frequenza (con

J costante) Per frequenze superiori a 1kHz il valore di k =10 10-9 (per ragioni di

maggiore sicurezza)

2-Per il campo H

E’ risultato che la densità di corrente J sia legata ad H dalla relazione:

J = p f B r s

σ = conducibilità del tessuto

r = raggio della sfera usata per la simulazione

B = induzione magnetica

f = frequenza

Poiché in genere r s vale 0.04, per avere J = 10mA/m2 (limite base) occorre un valore

di

B =80/f ( B espresso in mT)

Per cui noto il valore limite di J, si sono potuti tracciare dei diagrammi di H in funzione

della frequenza (con J costante) Per frequenze superiori a 1kHz il valore di r s è

maggiore (per ragioni di maggiore sicurezza)

La fig.1 mostra l’andamento della densità di corrente dovuta ad E ed H al variare della

frequenza. Tale curva è tracciata sperimentalmente.

La fig.2 mostra l’andamento di E ed H al variare della frequenza, per avere J = 10mA/

m2 (limite base)