I fedelissimi casi clinici di Cromacolpunto

Cromacolpunto è una scuola di musica tutta “inventata” nella mia testa, ma molto realistica! Tra le aule di Cromacolpunto incontriamo una serie di allievi con le loro passioni, le loro fissazioni, le loro fatiche e soddisfazioni musicali. Nei post raccolti sotto la categoria “Io Vado A Musica”, colleziono appunti delle lezioni di pianoforte che si svolgono a Cromacolpunto, tutte sempre frutto della mia fantasia.

Segui le vicende dei fedelissimi casi clinici di Cromacolpunto! Eccoli qui, presentati in ordine alfabetico!

ADRIANO.

Quarantasette anni e ne ho già le palle piene del lavoro. Tornassi indietro farei il musicista!

Buffo: a volte io dico che dopo trentasei anni di musica, a volte vorrei lavorare alle poste! Ma poi cambio idea appena mi siedo al pianoforte. Comunque, Adriano ha bisogno di uno spiraglio d’arte in un’esistenza incorniciata da moduli e costernata da grafici. Dice dice, ma in banca, in realtà, ha un sacco di responsabilità e tutto il resto, moglie a parte, viene dopo. I figli non sono arrivati e Adriano e la moglie Laura, si dedicano alla cultura, amano l’opera e il teatro. Lei cantava, da giovane, quando era animatrice delle Coccinelle nelle colonie estive. Adriano vuole assaporare più musica possibile: dall’Album per la Goventù di Schumann a De Andrè, (…Laura le canta tutte ad orecchio. Sarebbe bello accompagnarla..), se no perchè occupare metà parete in salotto per tenere il vecchio pianoforte ricordo del padre di lei, che suonicchiava.

Ha molti dischi, Adriano. Una volta sono stata a cena da loro. In salotto, c’erano i Notturni di Chopin a basso volume, prima ancora che arrivassi. Ha dischi in vinile, Adriano. Solo musica classica e cantautori italiani, qualcosa di americano, Sinatra. Non sapeva esattamente cosa aspettarsi quando è arrivato da me alla prima lezione. Quando gli ho chiesto di raccontarmi i suoi desideri, come era nata questa iniziativa di iscriversi ad un corso di musica e cosa si immaginava di una lezione di pianoforte, mi ha detto: sono una vittima del solfeggio. Ho iniziato piccolino, a otto anni e proprio odiavo il solfeggio, tanto che a dodici, con la scusa dell’inizio delle scuole medie, ho convinto i miei a farmi smettere le lezioni. Non ci ho pensato più, fino all’università, poi però mi è dispiaciuto di non aver continuato… Ho provato da solo, a studiare un po’ da quando è mancato mio suocero e abbiamo il tenuto il suo vecchio pianoforte verticale, ma mi serve una guida.

A cena da loro, infatti, ci ero andata proprio per vedere il pianoforte. Adriano non sapeva se doveva essere sistemato e se poteva andare bene per iniziare a studiare. Mi aveva chiesto di andare a provarlo.

Adriano è, come molti adulti, estremamente disciplinato, a volte tanto da non riuscire a affidarsi completamente quando sorvolo un argomento teorico o rimando la risoluzione immediata di un problema tecnico. Ha bisogno di sapere il perchè di tutto ciò che gli propongo e mi chiede esercizi estremamente metodici, per finalizzare nel modo più produttivo all’apprendimento le sue poche ore di studio individuale.
Studiare per Adriano è un’impegno gravoso, a volte si deve quasi obbligare, anche se io non glielo chiedo. È una cosa sua, non sopporta l’idea di venire a lezione e non applicarsi un pochino tutti i giorni. Adriano ha bisogno di trovare una relazione intima e meno costrittiva e disciplinata con il fare musica. Per questo, a lezione, improvvisiamo molto in duo.
Per questo, utilizzo l vissuto musicale di Laura, che canta De Andrè nelle serate con gli amici, per portare Adriano verso una musica da fare, più che uno scoglio da superare o un traguardo da conquistare.

KEVIN

Il caso KEVIN

Kevin è asimmetrico.

Destra, dall’alto:

banana di capelli castani con intrusioni di verde smeraldo (colpa del barbiere?).
chitarra (ma come? non veniva a lezione di pianoforte…?Boh.)
lacci gialli fosforescenti su scarpa nera non allacciata.

Sinistra, sempre dall’alto:

ricamo in 3D di capelli pungenti su pelata in prossimità del lobo temporo-occipitale, una A. A di Ary, Arianna, lo sanno tutti, la flautista nuova della classe di Paola. (Dicono che suonicchi già, la Ary). Un romantico, Kevin…
borsa a tracolla ad altezza menisco con vari autografi probabilmente di future star dello skate-board (Lele, Jecky, Samu, Mr.Dado, un Luca…)
lacci verdi fosforescenti su scarpa nera (non allacciata)

Un’unico trait d’union (per me già un esubero) tra i due emilati: un serafico pallino metallico abitante il bel mezzo della lingua di Kevin.

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