E questa sarebbe una parte? Come sopravvivere agli spartiti scaricati da internet e ricavarci qualcosa di leggibile….

Ho dato un gran consiglio a Kevin, due lezioni fa…guardati Across the Universe!
Ha funzionato! Pare abbia archiviato i poco pianistici “Iron” e ora voglia studiare Imagine.
Ad ottobre mi si era presentato per la prima volta davanti prolungandosi in una delle sue due cuffiette auricolari con il cavo a molla. Ci eravamo appiccicati per ascoltare mono, ma insieme, una certa Speed of Light, a quanto pare fichissima.
Avevo disteso un commento bilanciato, equo, persuasivo. Kevin, alla fine, mi aveva dato carta bianca: in fondo la Prof parla, ma sta accovacciata sui talloni, è aggrappata al mio sgabello per non tirarmi l’auricolare e ha un’orecchio ancora tappato con la molla del cavo cuffia ancor vibrante di Iron Maiden. Meritavo una possibilità, secondo Kevin.
Io gli avevo illustrato un percorso didattico possibile, che forse non avrebbe inglobato a lezione gli Iron Maiden nello specifico, ma che lo avrebbe equipaggiato di tutte le malizie essenziali per riuscire a cavarsela serenamente con qualsiasi tipo di musica di estrazione extracolta e non: da Mozart a Steve Wonder, Iron e non Iron.
Lo so: può sembrare dissacrante che io scriva il nome di Mozart così, con disinvoltura, a sole… dodici lettere, una virgola e quattro spazi di distanza da quello degli Iron Maiden. Eppure con gli allievi è così, come coi figli: sono semirette che originano da un punto (noi) ma che più si allungano e più divergono, come i lati degli angoli. Sono certa che per fare musica con Kevin, dovrò ricordargli spesso di ruotare intorno al mio vertice, ma dovrò anche ripromettermi di non dirigermi ostinatamente sempre in senso antiorario rispetto a dove vuole andare lui. Kevin ha fretta di fare. Con un criterio tutto suo, ma ha una gran voglia di fare, perchè con Manu, il Samu, Mr Dado e gli altri, vogliono creare una band di cover Iron Maiden e lui suonerà le tastiere.
Così, fin dalle prime lezioni, avevo cautamente intavolato un planning compatibile coi suoi interessi, per dargli mezzi pratici e applicabili in tempi relativamente brevi. Esempio: accordi sulla scala di do, costruzione e tecnica strumentale per eseguirli.
Da lì il compito per oggi: Ascoltati l’originale dei Beatles, zampetta sul piano con tre dita e prova a tirati giù i primi quattro accordi di Imagine. E se ti viene facile vai anche avanti. Il brano è in do, quindi hai 1:7 probabilità di beccare le triadi giuste! Puoi farcela! Se incappi in forestieri non ben identificati, saltali e ne parliamo insieme a lezione.
(Il MI7, doppia dominante provvisoriamente modulante, che sarebbe arrivato circa a metà chorus, era stato preannunciato e abilmente driblato con queste semplici indicazioni: Scovarlo e saltarlo).
Infatti Kevin, per adesso, conosce gli accordi costruiti soltanto sui gradi della scala di do maggiore. Non ci siamo nemmeno ancora spinti in ermeneutiche su triadi maggiori e minori. Kevin riconosce anche le principali cadenze nella tonalità di do, perchè avevamo combinato qualche partita in doppio del giochino “Partita di Calcio tra Sigle”.
Lo scenario teorico di armonia musicale che delimita ad oggi l’autogestione musicale di Kevin, quindi, include pochi assunti, ma chiari.
Per Kevin:
1. La scala di do è composta da sette note “bianche”.
2. Per comporre un brano in do, tendenzialmente Mozart, Gino Paoli e gli Iron Maiden utilizzano più o meno la stessa grammatica.
3. Le stesse sette note della scala di do sono il materiale base con cui si creano tutte le melodie dei brani in do maggiore e i relativi accompagnamenti, come mattoni di una casa.
4. L’accompagnamento di una melodia, composto con i sette accordi della tonalità scelta, può essere scritto su pentagramma (Mozart / Chopin ecc…) o sintetizzato in sigle degli accordi (Frank Sinatra/ Gino Paoli/ Iron Maiden).
5. Si possono costruire sette accordi su ogni scala musicale (tonalità). Nel mondo Kevin, esiste solo la scala di do, per ora, ma lui sa che in galassie inesplorate vivono altre 11 tonalità maggiori e 12 minori. Sette accordi per ogni tonalità: uno per ciascun grado della scala. Per scegliere le tre note che li compongono (Mondo Kevin: solo triadi, per ora), ci si muove sulla scala scegliendo tre note simultanee a distanza di terza (ovvero: un tasto sì e uno no? Kevin ama la sintesi).
Per maggiori delucidazioni su questi argomenti, leggi i post: “Quando il calcio viene in aiuto alla musica: spiegare le cadenze II-V-I a giovani sportivi”. “Quanta musica si più suonare con sette accordi? Triadi sulla scala maggiore… ed è musica!” “Tono o modo? questo è il dilemma”: un spiegazione coreografica delle differenze tra tonalità e modalità.
Torniamo a Imagine.
Con 5 comandamenti, Kevin si destreggia cautamente in brani con parti siglate in do maggiore da me semplificate: giudiziosamente sopprimo qualsiasi simbolo che esuli dal nome della nota su cui Kevin deve costruire la triade: maj7, 7, sus4? Niente. Tutto cancellato! Troppi segni ostrogoti deprimono e confondono anche il giovane più motivato. Risparmio solo “min” o “m” o “-“, li lascio lì, a ricamo delle lettere note, per abituare lo sguardo dei miei neo-allievi alle associazioni grafiche tra accordo, modo e tonalità, una forma di apprendimento implicito come avviene nelle le pubblicità subliminali… Per ora, quindi, dico a Kevin di non far caso a quei “min” vicino agli accordi D, E, e A. Davanti ai miei spartiti semplificati, Kevin deve leggere la lettera anglosassone corrispondente dell’accordo e costruire la triade basandosi sulla scala di DO maggiore, per poi suonarla al pianoforte (la fondamentale con la mano sinistra e la triade con la mano destra) fiancheggiato da una buona dose d’istinto e senso ritmico.
Ed eccolo qui, anche oggi, che scivola fuori dalla sua tracolla con massima accuratezza e la scultura di capello a banana che si erge sulla sua nuca ne esce come sempre meticolosamente illesa.
Prof – mi chiama ancora prof- li ho scaricati, gli accordi. Mio padre ‘sta settimana ha fatto la notte e per non fare casino li ho provati al basso di un mio amico invece che al piano che sta in salotto, Vabbhè tanto mi sa che è uguale.
Ugualeeee? Non proprio! Però è ottimo studiare le fondamentali sul basso e non esprimo alcun disappunto mentre mi porge un A4 piegato a tovagliolo riesumato dal dietro di penduli jeans .
Non sono ancora riuscita a fargli capire che quando dico “tirati giù gli accordi” intendo dire “cercali sullo strumento usando le orecchie” e non “tirali giù da internet usando Yahoo”.
Comunque non mi addoloro, in questi casi, anzi. Di solito il foglietto stampato con cui si presentano gli smanettoni di Internet è talmente illeggibile che poi, a lezione, dobbiamo tradurlo controllando sigla per sigla al pianoforte. Ed è un ottimo esercizio.
In internet si trovano con un click migliaia di spartiti dei brani più famosi, ce n’è per tutti i gusti: giusti, sbagliati, semi-giusti, semi-sbagliati.
Tanto lo so, come è andata.
Ieri, tardo pomeriggio Kevin doveva essere parcheggiato da Lele o Samu, o MrDado dopo la scuola. Insomma da uno degli amici skaters, il possessore di basso elettrico.
…Nooooo! Sticaz!…domani c’ho lezione di piano e non ho scaricato i Beatles da internet. Ho pure esaurito il credito… e dovevo anche suonarmeli, gli accordi. Già la scorsa volta non li sapevo per un c…. Me lo vedo come se fosse stato qui davanti! E l’amico Lele… (Samu…Coso…), avrà prontamente inglobato le parole chiave“ Imagine Beatles Spartito” nella banda di ricerca in Google e gli sarà venuto fuori più o meno questo:

Tanta roba, pare. Invece sostanzialmente tutto si riassume in due tipi di partiture dei brani di musica leggera in genere scaricabili gratis da internet, entrambi indecifrabili per la maggioranza degli allievi e scomodi per i professionisti:
1. Il tipico Score Piano&Vocal e similari.


2. Quello che io chiamo Il Telegramma.

E Kevin ha già abboccato ad entrambi. L’aveva già tentata la scorsa lezione, la scaricata da internet. Ben contento di aver trovato qualcosa in cui non ci fosse ombra di pallini e pentagramma, bensì più confidenziali numerini, Kevin già custodiva nei suoi lassi jeans questo appunto di cui vi risparmio l’intera stesura:

Ecco cosa intendo per telegramma: ma davvero una tabulatura è più comoda da leggere rispetto ad una sigla di accordo per gli internettisti chitarristi?
E gli avevo spiegato che le linee orizzontali di quello che lui chiama spartito non sono righi musicali, ma corde di chitarra e che questo tipo di scrittura non è comodo per nessuno: difficilmente potrà fotocopiarlo per farci suonare il Samu alla batteria o per MrDodo che realizzerà i cori. I pallini e il rigo musicale, così come le sigle degli accordi, apparentemente di più ardua comprensione rispetto ai tabulati, sono però universali e leggibili da tutti gli strumentati e questo diventa un gran vantaggio quando si suona con altri musicisti.
Oggi, settimana due, è la volta dello Score Piano&Vocal.

Stavolta, Kevin ha provato a fare le cose per bene e ha scaricato uno spartito con la S maiuscola.
E quindi eccolo qua che srotola una stampa di Imagine su doppio pentagramma da leggere a mo’ di sonata di Mozart, pure con il raddoppio della melodia per il cantante su un terzo pentagramma, per ingarbugliare al meglio le pupille del lettore inesperto. Mai capito a cosa possa poi servire il terzo pentagramma scritto così: qualche geniale editore si sarà mai accorto che nella parte così scritta per voce e piano si crea un insuonabile unisono melodico tra voce e piano che suonano esattamente la stessa cosa?
A parte questo, Kevin non avrebbe mai la pazienza per leggersi tutta ‘sta roba a mani unite, poi…
È un must, lo sanno tutti: manca sempre pagina due, in questi score arrangiati per pianoforte e voce che girano in rete gratis. La pagina scaricabile termina sempre con le prime otto battute della strofa e poi? Il concetto editoriale è “comprami”, ma gli allievi non si accorgono mai che manca un pezzo: stampano tutti gongolanti per aver trovato lo spartito gratis e poi regolarmente trascriviamo almeno il ritornello insieme, direttamente a lezione e ad orecchio! Ah!
In pochi istanti, oggi, la mente di Kevin si espande stimolata da un’ intuizione:
…ci sono almeno quattro scogli da superare per passare dall’attuale score bimanuale pentagrammato al posizionamento di quattro sigle di accordi in 32 battute in cui ho diviso il foglio strappato in estemis dal quaderno di mate che ho portato al posto di quello di musica.
Scogli:
1. Dovrò per lo meno decifrare lo spartito pallino dopo pallino con una estenuante tecnica di riconoscimento per esclusione: c’è un’ associazione corretta palla nera-nome nota, tra 24 possibili posizioni di pallini arbitrariamente incollati dall’autore su 10 righe di pentagramma con due diversi chiavi di lettura. Sono finito!
2. Sicuramente dovrò operarmi in un’ulteriore analisi di no so quale tipo ed entità per comprendere la seppur minimale griglia armonica che sottende le tre note che suonerò al posto dell’arrangiamento qui scritto per pianoforte. E intendo dire battuta per battuta.
3. Potrò forse scrivere l’ambita sigla sul foglio pre-suddiviso in battute.
4. Solo a questo punto potrò tentare di azzeccare al pianoforte almeno tre tasti corrispondenti alle tre note base dell’accordo 1-3-5 allo stato fondamentale.
5. E sicuramente la Prof mi farà trascrivere ad orecchio il ritornello…
Faccio prima ad imparare il salto triplomortale con lo skate. È URGENTE parlare con i miei DEVO MOLLARE MUSICA prima che sia troppo tardi.
Ho colto un certo turbamento sul suo volto e l’ho recuperato con un esploit inaspettato: un rigore al novantesimo minuto.
…E questa sarebbe una parte per musica moderna? E pinzo il foglio tra indice e pollice con fare stizzito pilotandolo in uno svolazzo a mezz’aria. Il gesto è irriverente quanto basta per rasserenare Kevin! Intensifico l’effetto: Impariamo a legger meno e ragionare un po’ aprendo i padiglioni auricolari, se no non ci schiodiamo più, ok?
“Score Vocal&Piano” pag.1, così. è stato archiviato senza troppi patteggiamenti.
Grazie allo Score Piano&Vocal e al Telegramma della settimana precedente, però, io e Kevin arriviamo oggi lisci lisci e puntuali all’argomento prospettato per la lezione secondo i miei piani: sperimentare la stesura di un chorus siglato in forma canzone ben impaginato a blocchi di quattro battute per riga con ripetizioni ritornellate, introduzioni e code.
Prima fase: ascolto del brano seguendo lo spartito.
Kevin è ormai in pole position per lasciare l’aula a gran falcate e non tornare mai più quindi, per oggi, decreto di risparmiargli l’ascolto ciclico di John Lennon per ricavarsi gli accordi esclusivamente ad orecchio. Avvaloro invece i suoi tentativi di scelta editoriale facendogli notare che in entrambi gli spariti di Imagine scaricati da Internet che ha portato, ci sono scritte in piccolo anche sigle che possono esserci utili.
Iniziamo quindi ad ascoltare una volta il brano nella versione originale dei Beatles per confrontarlo con le partiture scaricate che abbiamo a disposizione e a sincronizzarci sulla pulsazione della registrazione.
Ci serve fare amicizia con il tempo e definire i quarti che scandiranno le suddivisioni delle battute di tutta la nuova pagina che stiamo organizzando. Uno due tre quattro…Kevin istintivamente sottolinea il primo quarto delle misure con una gran pacca sulla sua coscia e poi snoda tre schiocchi di dita, un’imbastitura a punto e croce per non perdersi gli altri tre quarti. Il tutto con un’ aria piuttosto groovy. È davvero ancestrale questa cosa del ritmo: appena chiedo agli allievi di porre attenzione sul solo aspetto ritmico di un esercizio, rifioriscono come primule a primavera.
Una volta interiorizzata la pulsazione, possiamo riaffacciarci al famoso A4 del quaderno di mate, già preventivamente suddiviso in battute vuote disposte a file di quattro e pronte per essere riempite. Poi, senza più ascoltare, ripercorriamo mentalmente la musica ascoltata, seguendo con lo sguardo le nostre battute tutte uguali, immaginando gli accordi che si susseguono, e ponendo attenzione sul punto del foglio in cui gli accordi vanno a cadere, spazio ben suddiviso dalle stanghette col monitoraggio del nostro coscia/snap. Ed ecco che sulle battute vuote da noi disegnate cominciano a spuntare le prime sigle. Puntualmente posizionate in base alle corrette suddivisioni metriche del brano.
Già Prof,…qui sullo score che ho portato ci son scritte le sigle solo per le prime otto battute del pezzo!
Kevin, ai primi secondi di ascolto guardando la parte, realizza di avere davanti a sé un mondo bianco e nero di codici che ci conducono si e no attraverso la prima metà della prima strofa di Imagine!
Non ci sono alternative: dobbiamo cercare di riconoscere le strofe e i ritornelli nel brano al solo ascolto, prendendo appunti, contando con le dita il numero di battute che passano.
Senti qui ripete la stessa cosa….tieni il conto…quanto dura? Altre otto. Sempre strofa. Possiamo segnare solo otto battute e ritornellarle.
Prendiamo qualche appunto sotto il testo della canzone, mentre ascoltiamo il brano , tato per non distrarci immaginando che il paradiso non ci sia e la religione nemmeno…

Scarica il pdf del file qui: testo accordi semplificato_2

E finalmente iniziamo a riempire un immacolato quanto ospitale nuovo foglio A4 di nuove file battute vuote, in fila per quattro, contando la durata e il numero di alternanze tra strofe e ritornelli. A furia di contare quarti e misure, ci capita quello che abbiamo soprannominato effetto-museo.
Effetto museo: affascinato, esamini nel dettaglio ogni opera o reperto archeologico in esposizione nel curatissimo museo, cogli dettagli, leggi informazioni, ogni vetrina, stanza dopo stanza. Poi, ad un tratto, alzi lo sguardo dall’oggetto della tua minuziosa considerazione e non sai più in che padiglione ti trovi. Padiglione A? B? Sono vicino all’area ristoro? O Forse all’ingresso? Lasci perdere mummie e denti di elefante e cerchi una piantina con la freccia “io sono qui”. Quando si trascrive musica succede lo stesso. Conti 64 battute, quarti quarti quarti, produci infinite file di battute vuote da riempire sul foglio di trascrizione poi stop al lettore mp3, riguardi il foglio e non sai più a quale parte del brano si riferiscano tutte quelle file d battute. Per non perdere l’orientamento sulla costruzione, io e Kevin definiamo con una A, tutte le strofe uguali tra loro e con una B i ritornelli, appuntando l’una o l’altra lettera a sinistra in prossimità della prima battuta di strofe o ritornelli. Dove possibile senza confusioni di sorta, suggerisco qualche sintesi tramite ritornelli.
Ecco alla fine cosa abbiamo prodotto:

 scarica il file in pdf: chorus di imagine

 

Non abbiamo parlato di alcun accordo, oggi, io e Kevin. Mi sono limitata a raccontargli ancora una piccola cosa teorica: la notazione musicale anglosassone.
Caro Ganzo (lo chiamo ganzo e lui si diverte. È tradizione: lui sa che è il mio modo di dirgli che sono soddisfatta di lui e della lezione svolta, quando lo chiamo così), considera che per il tuo corrispettivo umano angloassone, (che per assonanza di nome proprio, dovrebbe essere un’adolescente tastierista di 15 anni e mezzo dal nome italianizzato…“Candido”), le note non si chiamano do re mi fa sol ecc…, bensì C, D, E, F, G.
Kevin casca dalle nuvole: spalanca a pesce bocca e occhi. Io pure, un po’, perchè sta cosa mi stupisce sempre: ragazzi che, rispetto ai miei tempi, sono immersi testa-piedi in parole e slang inglesi in cui navigano a vele spiegate senza problemi di sorta, non hanno la minima idea che le note, in inglese, sono identificate dalle lettere dell’alfabeto. Mi capita spesso di insegnare a diplomati di Conservatorio e professionisti che faticano ad automatizzare la traduzione di sette note in inglese, per il poco che le utilizzano.
Eppure servono tanto. Qualsiasi spartito di musica extracolta, siglato, utilizza la notazione anglosassone.
I fazzoletti A4 scaricati da internet e stampati la sera prima della lezione dagli allievi over 15 presto o tardi vengono recapitati nelle classi di tutti gli insegnanti di musica. Si possono cestinare con ramanzina annessa, o si possono accogliere e convertire in occasioni per sedersi insieme agli allievi al pianoforte, condividendo ragionamenti, fogli e sgabello, pronti a cantare in due frammenti di temi seppur con parole semi-inventate. Fa un po’ troppo Karaoke? Forse, ma è assai salutare cercare melodie. E predispone allievo e insegnante ad una relazione didattica attiva. Insieme si correggono gli errori di trascrizione nel giro armonico, si esaminano le caratteristiche di tipi diversi di scrittura e codifica, si impara ad associare un beat interno a stimoli visivi. E così si dimostra anche ai ragazzi che, con poche nozioni teoriche, il fai da te musicale può essere assai più digeribile che scaricare ingordamente dal network dei desideri!

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