Mi presento

 

Silvia, classe 1976, felice mamma di tre XY.
Unico “tris” della mia vita. Il resto è tutto un double:
2 passioni,  2 lavori, 2 famiglie, 2 umori, 2 acciacchi…

Mi piace definirmi biopianista! Quando mi chiedono “Che lavoro fai?“non so mai cosa rispondere, o almeno non in poche parole…e allora, dopo anni di balbettamenti e frasi confuse, ho ideato questo nuovo mestiere: “La biopianista!“, dico. Se a qualcuno interessa davvero capire cosa faccio appare un’espressione divertita sul volto del mio interlocutore e  mi viene richiesta qualche parola in più per  descrivere ciò di cui mi occupo, se no, sono perlomeno riuscita a dare una risposta concisa e non errata alla domanda di rito!

Perchè biopianista…

Sono cresciuta a pane e lezioni di pianoforte. Prima all’Accademia Pianistica Incontri col Maestro di Imola, poi in Germania, alla Hochschule fuer Musik di Cologna. Suono il pianoforte da…boh…non ricordo. Forse da prima che il mio cervello fosse  in grado di produrre o mantenere un ricordo chiaro. Per 20 anni mi sono dedicata con grande dedizione alla classica musica e poi, per quasi altri due decenni, anche l’assai più liberatorio jazz: la musica è tuttora una delle mie due grandi passioni e attività. Dopo gli studi di Conservatorio, tra note scritte e improvvisate, proprio la musica mi ha condotta verso l’altra mia passione: la biologia e da questa, poi, sono arrivata anche  alla statistica biomedica.

Il percorso è stato un po’ insolito: inizialmente mi ero avvicinata alla musicoterapia. Dopo un corso triennale e un’esperienza annuale come tirocinante presso l’ospedale San Camillo di Torino, con pazienti neurologici,  mi sono ritrovata catapultata in un dottorato in neuroscienze cognitive presso l’Università di Pavia, dottorato che ho concluso nel 2014. Così è nata la voglia di conoscere anche i complessi meccanismi biochimici e molecolari che ci permettono di pensare… e sono approdata alla neurobiologia, materia che tuttora studio presso il dipartimento di Scienze della Vita e dei Sistemi dell’Università di Torino. Concluso il dottorato, mi sono poi specializzata in scienze dell’alimentazione, attraverso un master presso l’Università La Sapienza di Roma, con una tesi sul ruolo degli additivi alimentari nel food addiction. Nel 2017 ho cominciato ad interessarmi anche di statistica biomedica. Ho concluso un master in Analisi dei Dati presso l’Università Tor Vergata di Roma.

Da qualche anno, così,  mi occupo di musica e di neuroscienze.

Sono inlttre la direttrice “tutto fare” di due associazioni culturali che ho fondato in questi anni  (Il Musicatorio, Laboratorio di Ricerca per la Didattica Musicale e Il Naturatorio, Laboratorio di Rierca per la Salute dell’Uomo e dell’Ambiente), con lo scopo di divulgare scienza e musica. Nel frattempo, faccio ricerca indipendente,  e insegno neuroscienze della musica in alcuni corsi di specializzazione rivolti a insegnanti, educatori e musicoterapisti. Quasi per caso, ho sperimentato le possibilità che le nuove tecnologie offrono alla didattica, durante  le mie lezioni di pianoforte moderno e jazz implementando una piattaforma e-learning che ho chiamato MuiscFAD, dedicata ai miei allievi di pianoforte: ho  trovato questo approccio didattico così utile e innovativo che ho deciso di fondare una vera e propria scuola di musica e neuroscienze in e-learning,  che ormai racchiude la mia attività didattica sia in ambito scientifico che musicale (per approfondire leggi le pagine Progetto Ed.El.MAN).  Da ormai 20 anni lavoro come pianista accompagnatrice di cantanti jazz e classici presso i Corsi di Formazione Musicale del Teatro Regio di  Torino.

Recentemente, cercando un modo per fondere questi due mondi che tanto amo, musica e scienza, ho immaginato il progetto EPIDEMUSIC: si tratta di concerti scientifici in cui suono e racconto di scienza, con il fine di raccogliere fondi per la ricerca.

Nel 2013 mi sono ammalata di Sensibilità Chimica Multipla e Elettrosensibilità (una sorta di allergia a campi elettromagnetici a bassa frequenza a intensità al di sotto delle norme di sicurezza ambientali. I campi ELF sono quelli emessi dal Wifi e dai telefonini, per capirci…). I primi anni sono stati disastrosi: ho dovuto cambiare tutta la mia vita (dalla casa, alle modalità di lavoro, alle mie più storiche abitudini quotidiane dal cibo al vestiario…): abituandomi alla mia nuova condizione, però,  ho sentito che il mio destino di donna elettrosensibile avrebbe dovuto portarmi da qualche parte:  ed ecco che ho iniziato ad occuparmi di ricerca e divulgazione su ciò che vivo “sulla  mia pelle” ogni giorno: gli effetti dei campi elettromagnetici non ionizzanti sulle nostre cellule e, in particolare, sulle cellule del nostro sistema nervoso. Approfondisco questo ambito di ricerca in totale indipendenza da qualsiasi istituzione, condividendo tutti i miei studi e i miei appunti, assolutamente sempre in “working progress”, in una sorta di archivio/blog che potete leggere alla pagina RICERCAPERMANENTE: appunti di scienza condivisi.

 

Ed ecco qui la storia dei miei primi 40 anni in tre paragrafi!

Speriamo di averne ancora altrettanti da raccontare!

Silvia.

PS. Come tutti voi, anche io ho un mio indispensabile quanto impersonalissimo Curriculum-Vitae-in-Formato-Europeo, pronto e lustro per tutte le presentazioni ufficiali in cui, ovviamente, non mi definisco biopianista! Se vi dovesse servire, scrivetemi e io ve lo mando via mail!